(Ri) Educazione Siberiana
Se ancora ho un minimo d’orgoglio nel dire di essere italiano, è per gente come Salvatores. Nella sua vasta carriera non ha sbagliato (quasi) nulla, arrivando addirittura a sfornare capolavori come Mediterraneo (Oscar per il miglior film straniero nel 1991), Marrakech Express e permettetemi di dire anche Nirvana, uno dei primi film italiani in cui gli effetti speciali sono sfruttati moltissimo e anche bene.
Ma, da bravo regista quale è, anche a Salvatores capitano i “passi falsi”.
E ne ha avuti anche molti devo dire, ma quest’ultimo “Educazione Siberiana” mi ha colpito parecchio in negativo. Andiamo nello specifico.
Oltre il fiume Nistro' vive una comunità singolare che educa i propri figli al crimine. Onesti con i più deboli e feroci con esercito e polizia, i siberiani pregano dio e impugnano armi, predicando una violenza regolata da prescrizioni. Il crollo del Muro e del regime sovietico altera gli equilibri del loro mondo, corrotto rapidamente dall'aria dell'Ovest. Nel passaggio epocale che confronta e poi scontra la Tradizione col cambiamento nascono e crescono Kolima e Gagarin, amici per la pelle e amici nel sangue. Ispirati e armati di picca da nonno Kuzja, vengono iniziati alle rapine e alla condivisione 'comunitaria' della refurtiva. Perché i siberiani non rubano per arricchirsi ma per sostenere la loro piccola società, premurosa con gli anziani e coi 'voluti da Dio' come Xenja, giovane donna affetta da demenza. Figlia del medico locale, la ragazza è protetta da Kolima che ne è profondamente innamorato. Finito in carcere, ha sublimato quel sentimento in un tatuaggio, una tecnica di decorazione corporale che impara e affina sulla pelle dei galeotti. Diversi tatuaggi dopo, nonno Kuzja provvede alla sua scarcerazione per affidargli una missione importante, trovare l'uomo che ha abusato e picchiato la sua Xenja. Sarà l'inizio di una lunga caccia che lo costringerà ad arruolarsi nell'esercito, infrangendo codici e tradizioni.
Iniziamo col dire che il film omette, riscrive e stravolge parecchi elementi della fonte principale, il libro di Nicolai Lilin.
Se infatti il libro (non stiamo qui a sindacare sulla veridicità di questo, dato che se n’è dibattuto molto negli ultimi tempi) cercava in qualche modo di farti affezionare ai personaggi e a farteli entrare dentro al cuore, il film risulta freddo davvero e molto distaccato, sgradevole in certi punti.
Questo, a parer mio, è un difetto che grava sul film soprattutto nel finale che ,senza spoiler, è una delle cose più sbrigative e mal fatte che abbia mai visto negli ultimi anni, seconda solo al finale di Flight di Robert Zemeckis (ma questo è un film totalmente diverso da Educazione Siberiana, infatti è bello).
Non mi sarei mai aspettato da uno come Salvatores dei buchi di sceneggiatura come quelli di questo film, e tendenzialmente li avrei pure sorvolati, ma ci sono e pure troppo evidenti.
Ovviamente resta la mano del regista, inconfondibile, e la fotografia magistrale accompagnata da un John Malkovich rispettabilissimo come sempre.
Insomma, non è certo il peggior film dell’anno ma non è neanche immancabile ed è sicuramente un capitolo minore nella grande carriera di questo grande regista.
VOTO: 5.5


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