venerdì 18 aprile 2014

James Woods [Speciale]


JAMES WOODS 


Il 18 Aprile 1947 nasceva uno, se non forse il più clamoroso, degli attori più bravi e al tempo stesso sottostimati degli anni recenti, James Howard Woods, o se preferite, James Woods, o se preferite ancora, Max.

Nella sua carriera si è sempre distinto per aver preso parte quasi sempre a film offbeat e avversi al grande pubblico, associando il suo nome a quello di registi del calibro di David Cronenberg, Oliver Stone, Martin Scorsese, John Carpenter e Sergio Leone. Negli ultimi anni il suo nome è un po’ sparito dal firmamento delle stelle Hollywoodiane, e forse oggi in molti lo ricordano per la serie televisiva Shark (2006-2008), sbagliando, ovviamente, perché i suoi lavori migliori stanno tra gli anni 80 e i 90. In seguito, ecco alcuni dei film che mi sono permesso di scegliere in quanto emblemi dell’astuzia nello scegliere il ruolo adatto e la bravura di questo attore 


1. C’Era Una Volta In America

Il capolavoro finale classe 1984 di Sergio Leone, qui probabilmente al suo “canto del cigno”, fu la prima vera e propria collaborazione di spessore di James dopo Videodrome, che l’anno precedente lo regalò alla fama e alla notorietà internazionale. Interpretando Max Bercoviz/Senatore Bailey, amico fraterno prima, poi principale antagonista per il protagonista Noodles (Robert De Niro), ha innanzitutto la possibilità di dare vita a uno dei personaggi più complessi e assieme interessanti di sempre. Astuto approfittatore ma amico lealissimo in fondo, Max col volto di Woods è sempre caratteristico, con quest’ultimo che riesce a dare al personaggio quell’aria furba e “vissuta” che lo script richiede. Spesso e volentieri Woods, in stato di grazia, ruba la scena a De Niro in quella che è sicuramente la sua miglior performance, e quella che verrà ricordata ai posteri. 


2. Videodrome

James Woods, all’epoca trentaseienne, faticava a trovare dei ruoli che soddisfacessero appieno le sue straordinarie capacità attoriali, e proprio per questo era ancora un nome sconosciuto ai più. Fino a quando un regista canadese, anche lui in cerca del film che avrebbe dato la svolta alla sua carriera, e con la fissa per corpi dilaniati e considerazioni filosofiche sulla base di questi, gli consegna uno script che Woods stesso arriverà a definire “il più strano e affascinante che abbia mai letto”. Lo script in questione si “trasforma” (per usare un termine molto presente nel dizionario Cronenberghiano) in Videodrome, ovvero la magnum opus di tutti coloro che hanno collaborato o anche solo assistito alla realizzazione di questo film, nonché probabilmente il film preferito di chi scrive in questo momento. 
La storia fortemente paranoica e morbosa consente di conseguenza all’attore statunitense di dare una performance davvero al limite del paranoico, come detto prima. 
Troviamo Woods intrappolato ma in un certo senso libero nella follia controllata che divora pian piano il protagonista Max Renn, imprenditore televisivo disposto a tutto pur di rendere la sua emittente in qualche modo famosa, anche ad immischiarsi in fatti in cui sarebbe stato meglio non mettere le mani. Leggendaria la scena finale in cui il climax lascia esterrefatti e pieni di domande a cui (volutamente) non viene data una risposta, gettando un’ulteriore ombra enigmatica su questo fantastico film che ogni aspirante attore dovrebbe vedere per capire come si interpreta un personaggio senza mai andare sopra le righe o risultare pesante. 


3. Salvador 

Nel 1986 il regista Oliver Stone e l’ex fotoreporter Richard Boyle si uniscono per scrivere una sceneggiatura riguardante l’esperienza di quest’ultimo nei campi di guerra della Cambogia e del Vietnam come inviato free-lance per documentare gli orrori della guerra e lamentare la violenza degli squadroni Americani inviati per placare le tensioni fra civili a El Salvador. L’atmosfera è quella classica di stone, torrida e lurida, con una marcata visione politica chiaramente a sinistra, e tesa a delineare perfettamente i personaggi che la vivono.
Woods, se mai ci fosse il bisogno di dirlo, qui è perfetto nel ruolo dell’arrogante e caparbio giornalista d’assalto capace, quando discute, di tenere testa ad esponenti del governo americano. Un uomo molto dedito al lavoro, ma che trova anche il tempo per accorgersi di essere prima di tutto un essere umano, e quindi di innamorarsi di una donna Salvadoriana che lo convincerà a scappare e a mettersi in salvo dall’inferno della guerra civile. Nominato per la prima volta agli Academy Awards grazie a questa parte, Woods e Stone collaboreranno per altre tre volte, ma mai riusciranno a raggiungere un simile apice. 


Articolo realizzato da Mauro Pagano

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