Machete Kills
Robert Rodriguez, classe 1965, è un po’ l' “eterno bambino” del cinema.
Difatti in tutta la sua filmografia non v’è un solo film che non risenta dell’influenza dei film che lui, da ragazzotto messicano, andava continuamente a vedere in quelle sale piene ma fatiscenti, sostanzialmente ridicole ma che catturavano la quintessenza di ciò che significava il cinema nei ’60 e nei ’70 per gli entusiasti con grandi speranze come Robert.
Un po’ come quelle di “Nuovo Cinema Paradiso”.
Dicevamo eterno bambino perché ogni suo film dallo strabiliante debutto di “El Mariachi” sino al suo ultimo, per l’appunto, “Machete Kills” rientra in quel tipo di film non ben contraddistinguibili in un solo genere, quelli da “double feature”.
Caratterizzati da un eccesso di sangue, violenza, melodramma e con un’altissima dose di demenzialità, certamente voluta.
Chiariamoci però, Rodriguez non ha certo carenze di pecche nel suo curriculum (Sharkboy & Lavagirl, Spy Kids 4), vi anticipo quindi che il film che sto per recensire si piazza nel “limbo” ideale, cioè un film che rischia di essere pessimo o fantastico, ma finisce per non essere nessuno dei due.
Distrutto dalla morte della poliziotta sua compagna avvenuta sotto i suoi occhi Machete viene ingaggiato dal presidente degli Stati Uniti per andare a bloccare un folle che ha puntato un razzo sulla Casa Bianca, in cambio gli vengono offerti la cancellazione di tutti i suoi reati e la cittadinanza americana. Machete accetta ma dopo aver scovato il delirante boss messicano affetto da schizofrenia che ha puntato il missile e dopo averlo scortato per tutto lo stato attraverso il muro che fa da confine con gli Stati Uniti, scoprirà di dover andare ancora più in alto per fermare la minaccia, dal villain che l'arsenale l'ha fornito.
L’hype per le nuove avventure del messicano più pazzo del mondo era a mille, anche da parte del sottoscritto, principalmente perché il primo film era riuscito in qualcosa di miracoloso: pur restando in linea con le altre pellicole del regista, dava una ventata fresca di novità al cinema di allora, ancora in botta dopo il trip di Avatar.
Poi arrivano i primi banner e i poster.
Primo shock.
Lady Gaga è nel cast.
“Vabè, sarà la classica trovata trashissima di Rodriguez” dici tu, e infatti è così. La signora Germanotta appare (fortunatamente) per poco, dando in esibizione le sue skills da attrice scarsissima.
Secondo shock.
“C’è quella di Spy Kids … Con le tette!” (si chiama Alexa Vega, ma tu sei troppo impegnato ad osservare i miracoli del tempo per ricordartelo). Su lei, nulla da dire, non è brava ma se la cava.
Ma le cose che reggono veramente il film sono in particolare i camei riuscitissimi ed i meravigliosi, esilaranti fake trailers all’inizio.
Da un lato infatti troviamo gente del calibro di Charlie Sheen (che qui, in occasione dell’ambientazione messicana, si esibisce per la prima volta col suo vero nome Carlos Estevez), Mel Gibson e quello che personalmente ho aspettato e adorato di più, il reduce da esperienze Mulinobiancose Antonio Banderas, e dall’altro vediamo anticipazioni di un possibile terzo film dove Machete massacra androidi nello spazio, pensate un po’.
Quel che il film lo fa “cadere” un po’, è il fatto di essere troppo ancorato come trama ed atmosfere al primo film, tendendo diverse volte alla ripetitività ed al noioso, come a dire che il gioco se ripetuto più volte non funziona più.
Recensione realizzata da Mauro Pagano


Nessun commento:
Posta un commento