La mafia uccide solo d'estate
Quando uno ha talento, presto o tardi questo viene fuori,
c’è poco da fare.
Dico presto o tardi perché in questo caso, a 40 anni già
compiuti. Pierfrancesco Diliberto si cimenta per la prima volta dietro la
macchina da presa con risultati straordinari.
Oddio, non è proprio la prima volta dato che molti lo
conoscono principalmente (o solamente) grazie al suo straordinario programma
“Il Testimone” in cui lui con il supporto di una telecamera digitale vaga in
giro principalmente per la sua amata Palermo contestandone le stranezze ed
esaltandone le bellezze, e che ad opinione di chi scrive è l’unico barlume di
luce in quella fogna cupa e piena di merda che è la televisione italiana.
La Mafia Uccide Solo d’estate, sostanzialmente, parla di
questo:
Arturo
ha pochi anni e un segreto romantico che condivide con Rocco Chinnici, giudice
e vicino di Flora, la bambina che gli ha incendiato il cuore. Nato a Palermo,
Arturo è stato concepito il giorno in cui Totò Riina, Bernardo Provenzano,
Calogero Bagarella e altri due uomini della famiglia Badalamenti, uccisero
Michele Cavataio vestiti da militari della Guardia di Finanza. Da quel momento
e da che si ricordi la sua vita, spesa a Palermo, è stata allacciata alla Mafia
e segnata dai suoi efferati delitti. Cresciuto in una famiglia passiva, in una
città 'muta' e tra cittadini incuranti dei crimini che abbattono i suoi eroi in
guerra contro la Mafia, Arturo prova da solo a produrre un profilo e un senso a
quegli uomini contro e gentili che gli offrono un iris alla ricotta (il
commissario Boris Giuliano) o gli concedono un'intervista (il Generale Dalla
Chiesa). L'unico che proprio non riesce a incontrare, ma di cui ritaglia e
colleziona foto dai giornali, è il premier Giulio Andreotti, che da una
trasmissione televisiva gli impartisce un'ideale lezione sentimentale da
applicare al cuore della piccola Flora. Gli anni passano, la Mafia cresce in
arroganza e crudeltà e i paladini della giustizia vengono falciati, sparati,
esplosi. Soltanto Arturo rimane uguale a se stesso, ossequiante e 'svenduto' in
una televisione locale e nella campagna elettorale di Salvo Lima. Ma la morte
di Giovanni Falcone e quella di Paolo Borsellino lo risveglieranno da un sonno
atavico e dentro una città finalmente cosciente.
Devo essere sincero, aspettavo molto questo film, essendo la
criminalità organizzata un argomento che mi tocca molto da vicino e che fa
parte della vita di tutti i giorni nell’ambiente in cui vivo, ma qui ho trovato
qualcosa di più della solita commiserazione stupidamente autoreferenziale e
nostalgica dei registi “provinciali” (vedi un certo Tornatore, ehm ehm)
siciliani, qui c’è qualcuno che i fatti li sa raccontare rispettando si la
storia, ma con un tocco personalissimo che delizia sin dalla prima visione.
Ci rendiamo conto di come Pif sia un autore maturo (è da
anni che è in televisione), paradossalmente, da come riesce a prendere alla
“leggera” ed in maniera favolistica ma al contempo amara un argomento come la
Mafia, che in ambito cinematografico non ha sempre dato risultati definibili
come entusiasmanti.
Le idee di regia ci sono eccome, il cast è di una bravura
immensa ed il film non ha nulla da invidiare ad altri film di questa stagione
cinematografica ben più osannati e degnati di attenzione.
VOTO: 8.5
CONSIGLIATO: ASSOLUTAMENTE
Recensione a cura di Mauro Pagano
Recensione a cura di Mauro Pagano


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