NIENTE OSCAR NEL BOTTINO DEI PIRATI SOMALI
Nella primavera del 2009, la Maersk Alabama, nave mercantile in missione umanitaria al largo del Corno d’Africa, viene catturata e dirottata da un gruppo di pirati somali. Essi catturano Richard Philips, capitano del mercantile, e fuggendo a bordo di una scialuppa chiedono un riscatto di 10.000.000$ per il suo rilascio. La marina USA interviene, cattura il capo dei pirati, uccide gli altri e libera il capitano.
Quattro anni dopo, in America viene prodotto il film su tale fatto di attualità, Captain Philips, per la regia di Paul Greengrass (The Bourne Supremacy, Green Zone), presentato con sei nomination agli Oscar 2014.
Il film sostanzialmente si limita a raccontare la vicenda, diluita in 134 minuti, da tre punti di vista, Il capitano (interpretato da Tom Hanks), i pirati e la marina americana. Si basa su una situazione di crescente tensione, nella quale viene messa in luce la risolutezza del capitano nel risolvere le situazioni più difficili (le sue gesta vengono anche un po’ esagerate rispetto ai fatti reali, per renderlo un po’ più tipico eroe made in USA), l’astuzia dell’equipaggio e la prontezza delle forze armate a intervenire sulla faccenda.
Effettivamente il lavoro di Abdi è abbastanza buono, specie considerando che questo è il suo debutto cinematografico, probabilmente non da Oscar ma comunque convincente (il ruolo gli calzava a pennello pure per la sua fisionomia).
Alla fine della visione, questo film non ha molto da darci, si limita semplicemente a raccontare una storia, una storia come tante ce ne sono nel cinema hollywoodiano, situazione di equilibrio, i cattivi attaccano i buoni, i buoni giocano d’astuzia e trionfa la giustizia, fine. È uno di quei film non necessariamente brutti, ma che non lasciano nulla di nuovo allo spettatore, che ancora si chiede se valesse la pena vederlo, se non per necessità di ammazzare il tempo. Sinteticamente: senza infamia e senza lode.
In Positivo: interpretazione di Abdi, buona gestione della suspance in alcuni punti.
In Negativo: piattezza e monotonia per la gran parte del film, banalità di fondo
Voto: 5


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