LA
DESOLAZIONE DELLE ASPETTATIVE TRADITE
Tanto per
chiarire da principio, Lo Hobbit di Tolkien purtroppo non l’ho mai letto,
quindi tutti i fan sfegatati dell’opera che leggono questo mio schietto e
sincero commento siano avvisati: sono un grandissimo ignorante, e tutti i
pareri quivi espressi sono diretti unicamente al film in questione.
Seppure il libro non l’abbia letto, posso affermare di essere un ammiratore della trilogia cinematografica
del Signore degli anelli, e dopo quei tre quasi capolavori, più il primo
capitolo di Lo Hobbit che era comunque godibile, le mie aspettative erano più
che alte.
E invece vengo catapultato nella versione cazzona della terra di mezzo.
Dopo un incipit promettente, riprendiamo il viaggio con Bilbo e i nani (con
Gandalf che si separa dalla simpatica comitiva per fare un paio di
commissioni), essi capitano in una foresto dove Peter Jackson inizia a
compiacersi nell’autocitazione autoriale, per poi essere attaccati da dei ragni
cattivi, salvati da degli elfi antipatici che li imprigionano nelle segrete e
poi liberati dal furtivo Bilbo Baggins.
A questo punto
fa ritorno una vecchia conoscenza, Legolas, stavolta munito di lenti azzurre
dal dubbio scopo e interpretato dal solito Bloom. Il suo personaggio però è
parecchio diverso da come lo ricordavo, vediamo cosa gli è accaduto un questa
sceneggiatura:
- rivoluzione del carattere: Legolas infatti non è più saggio e riflessivo, ma
è ora un guerriero impulsivo, poco razionale e anche un po’ cazzone (per fare
citazioni colte, è passato da Michael a Sonny Corleone)
-rivoluzione del look: Legolas infatti, per adattarsi alle new generations,
stavolta pavoneggia delle lenti a contatto azzurre
-rivoluzione delle relazioni sociali: anche qui Legolas è infatti assai new
generation, pur essendo un guerriero valoroso e anche abbastanza “stagionato”
(ricordiamo che gli Elfi vivono molto a lungo), egli ora è una sorta di
teenager incazzato, suo papà Thranduil è poco comprensivo e non lo fa uscire
con Tauriel, l’elfa figa di turno di cui lui è follemente innamorato
A proposito di Tauriel! Anche lei inizialmente sembra contraccambiare gli
spasimi amorosi dell’Orlando, finché fa conoscenza del nano Kili (con il quale
sarà protagonista di una squallidissima battuta sull’organo sessuale di
quest’ultimo), unico della compagnia a non essere esponenzialmente orrendo, e
scopre che magari potrebbe farci un pensierino.
Uhm, c’è qualcosa che non va.. Legolas + Tauriel + Kili…
Oh, che dolce! Hanno inserito un triangolo amoroso tra creature mitologiche,
stile Twilight della terra di mezzo, per attirare la benevolenza di ogni buona
bimbominkia repressa!
Ad ogni modo, segue una parte piuttosto monotona ambientata nella Venezia dei
poveri, intervallata da qualche breve spezzone di Gandalf che combatte contro
Sauron (?!?), facciamo conoscenza di personaggi resi abbastanza
discutibilmente, che ci danno poco o nulla, e poi andiamo a vedere il drago.
Qualche dialogo vagamente accattivante che ricorda la scena di Smeagol del
precedente film, poi fuoco e fiamme, statue enormi che si sciolgono, nani che
scappano ecc..
Il film si conclude con uno dei finali più improponibili della storia, non
voglio fare nessuno spoiler, ma penso che come finale sa una paraculata
apocalittica e basta.
In Positivo: La regia di Jackson (seppure molto lontana dai suoi precedenti
lavori parlando di qualità), il Bilbo di Martin Freeman, la scena dei ragni,
tecnicamente anche le avventure di Gandalf seppure piuttosto forzate
In negativo: La riscrittura di Legolas, il triangolo dell’amore fiabesco,
diverse parti monotone, il finale
Voto: 5
Consigliato: Non aspettatevi niente
Recensione a cura di Fabio Osvaldo Carta



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