- Il Padrino (trilogia)
- C’era una volta in America
- Quei Bravi Ragazzi
- Pusher (trilogia)*
- A Bittersweet Life
- Le Iene
- Pulp Fiction
- Carlito’s Way
- La Promessa Dell’Assassino
- Fratelli
*anche il migliore della trilogia, a dire la verità, dovrebbe stare sotto Pulp Fiction. Ma come trilogia, è tutta un’altra cosa.
Il Padrino (trilogia)
"There are many things my father taught me here in this room. He taught me: Keep your friends close, but your enemies closer." Michael Corleone (Al Pacino)
Non si tratta solo di una trilogia di Gangster Movies, ma il vero è proprio simbolo del genere, nonché il passaggio definitivo da quello che era il gangster classico alla James Cagney ed Edward G. Robinson, a quello che grossomodo intendiamo noi.
Una trilogia che nell'arco narrativo di quasi un secolo, racconta la storia di una famiglia, la storia di un organizzazione criminale in un racconto che parte dai primi del Novecento e sfocia negli anni ’70, attraversando entrambe le coste degli USA, la Sicilia, più qualche capatina a Cuba e nella Città del Vaticano.
Una gigantesca opera che da un libro… “discreto” (per non dire mediocre, ma sono pareri personali), grazie alla collaborazione tra Coppola e Puzo ha saputo trarre uno dei più grandi capolavori della storia del cinema.
Il Padrino è il fascino delle riunioni di famiglia nell'ufficio scuro e cupo di Don Corleone, le guerre tra bande, la freddezza delle esecuzioni mafiose, sempre fredde e brutali , ma soprattutto è l’insieme di un’ottima regia e di interpretazioni straordinarie di personaggi semplicemente eterni e perfetti.
Chi pensa a Marlon Brando, pensa a Don Vito. Chi pensa a James Caan, pensa a Santino. Chi pensa a Duvall, pensa a Tom Hagen. Chi pensa ad Al Pacino probabilmente penserà a Scarface, ma io per prima cosa penso all'antieroe per eccellenza, il mio personaggio preferito che sia mai stato creato per la storia del cinema IN ASSOLUTO, il mitico e intramontabile Michael Corleone, che perlomeno nel contesto gangster è sicuramente il personaggio più profondo e complesso di tutti, e naturalmente uno dei meglio interpretati. Poi oh, nemmeno Alpa è riuscito a vincere l’Oscar per una performance come quella nella Pt.II (dove dire che buca lo schermo è riduttivo), però noi ci lamentiamo per DiCaprio..
Detto ciò, Il Padrino è uno dei Gangster Movies più originali e particolari che si siano mai visti, quasi del tutto privo dell’ironia Tarantiniana, dei momenti di leggerezza poetica di Leone e della simpatica scanzonatezza di certi momenti del cinema di Scorsese, questa è una tragedia di Shakespeare in un contesto mafioso, dove la mafia è vera e propria prigione psicologica, un inferno privato da cui il nostro eroe tragico, una volta entrato per necessità o per irresistibile attrazione, non potrà mai uscire.
Ah già, c’è anche la colonna sonora di Nino Rota. E poi devo sentire la gente che da del capolavoro a quella di Interstellar di Zimmer…
C’Era Una Volta In America
“-Noodles tu sei la sola persona che io ho mai...
-Che hai mai? Vai avanti, che hai mai?
-Di cui mi sia importato. Ma tu mi terresti chiusa a chiave in una stanza e getteresti via la chiave, non è vero?
- Sì, credo di sì.
-Il guaio è che io ci starei anche volentieri.” Deborah e Noodles (Elizabeth McGovern, Robert DeNiro)
Questo è un capolavoro, della bellezza di 250 minuti, quattro orette di amicizia, omicidi, tenerezza, marciume, amore, stupro, ambizioni e fallimenti. Un film di illusioni e disillusioni, di amicizie tradite e amore inappagabile. Una delle opere più malinconiche che io conosca, fatta di teneri ricordi d’infanzia e grandi rimpianti. Poesia fatta cinema struggente, anche qui tragico, ma non privo di intensissimi momenti di speranza, di passioni e di sentimenti. E poi tutto in cenere.
Fermo restando che qui Leone ha superato se stesso, e ce ne vuole, e Max Bercovicz è tra i migliori cattivi della storia del cinema (se così lo possiamo considerare, io tendenzialmente lo faccio).
Nonostante questo abbia tutta la forma del Gangster Movie, e sia oggettivamente tra i migliori esempi del genere, riducendolo all'osso si tratta di uno spettacolare film sull'amicizia e sull'amore, nonché sulla crescita, sui sogni di un giovane, sulla vita che ti passa davanti all'improvviso, e sul crollo del castello di carte.
E poi c’è Morricone!
Quei Bravi Ragazzi
“As far back as I can remember, I always wanted to be a gangster” Henry Hill (Ray Liotta)
Un altro capolavoro, oggi facciamo il pieno. Completamente diverso dal tragico/romantico de Il Padrino e dalla poesia di C’Era una volta in America, Scorsese plasma una versione della mafia italoamericana definitivamente realistica, privata di qualsiasi tipo di idealizzazione: Una massa di omacci ignoranti e meschini con un ottimo pragmatismo e senso degli affari. Poi, se parli di realismo alla gente, oggi è possibile che qualcuno ti parli del Cavaliere Oscuro di Nolan, però la gente oggi è molto stravagante, quindi ok.
Non è una storia di guerre tra famiglie, drammi familiari e storie d’amore negato, ma la biografia di piccoli uomini di strada che si arricchiscono in mezzo a rapine, ricatti, estorsione e traffici illeciti, scalando la società mafiosa con due soli obiettivi: Diventare qualcuno nel quartiere e fare sempre più soldi.
Da un punto di vista prettamente registico, questo è probabilmente il mio preferito della lista: Scorsese che ti riempie di piani sequenza come se piovesse, facendoti entrare così tanto dentro la scena, che a volte anche tu, da buon spettatore, ti senti parte della banda. Scorsese che alterna momenti di regia estremamente raffinata, a scene di violenza che non hanno NULLA dell’eleganza che potrebbero avere Park, l’ultimo Refn, Cronenberg o lo stesso Coppola del Padrino nelle scene di omicidi, ma una violenza più cruda, più barbara, più animale, più vera. L’incipit del film, con loro che giustiziano l’ostaggio nel cofano è agghiacciante, Ray Liotta che pesta una persona con la pistola, in piano sequenza, rompendogli il naso dopo una serie di tonfi metallici fa impressione, il tizio ritrovato nella ghiacciaia pure. E poi ti spiazza con scene di una comicità irresistibile come la capatina dalla mamma di Joe Pesci con relativa cena a base di fettuccine, Liotta che esulta felice nella doccia, i momenti di cameratismo e serenità nella cella comune, con il papà di Scorsese che mette troppe cipolle nel sugo. E poi ci sono quei momenti di improvvisa tensione, come Lorraine Bracco che punta il revolver al marito appena sveglio, e infine, quel lento decadimento e processo autodistruttivo che caratterizza ogni protagonista dei migliori film di Scorsese, e qui il plauso va anche a Liotta, che mangia in testa a tutti, pure a DeNiro e Pesci, solo che quest’ultimo vince l’Oscar, perché se reciti un po’ più sopra le righe (o un po’ più buffo) all'Accademy piace molto.
E nel mentre, Kevin Tonno Rio Mare Costner quell'anno soffia l’Oscar alla miglior regia, e nessuno si lamenta.
Top 10 realizzata da Fabio Osvaldo Carta



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