lunedì 11 novembre 2013

Cose Nostre - Malavita [Recensione]

Nel 2013 esce al cinema il nuovo film di Luc Besson, “Cose Nostre- Malavita”, ed io, da grande appassionato di cinema gangster, rammentando le emozioni provocate da “Leòn” (1994) e avendo visto il trailer che comunque prometteva bene, mi reco al cinema completamente fiducioso nei confronti di Besson e pieno di aspettative. Sostanzialmente, il film mi ha deluso parecchio, adesso vediamo il motivo: Abbiamo Robert De Niro, un ex mafioso italoamericano pentito, che è stato trasferito in un sperduto paese della Normandia, sotto protezione dell FBI, assieme alla moglie (Michelle Pfeiffer) e i due figli teenager. Tralasciando il fatto che più che padre, per l’età che ha, sembrerebbe più il nonno che il padre di due teenager, il suo personaggio è l’unico che funziona davvero, perlomeno, essendo il film una commedia, è l’unico che fa ridere veramente. Mentre lui tenta di integrarsi nella nuova comunità spacciandosi per scrittore, la moglie fa esplodere supermercati e spaventa i preti, il figlio diventa il boss della scuola e la figlia inizia una storia d’amore con un giovane universitario che le fa ripetizioni di matematica. Storia d’amore che, tra l’altro, sembra quasi uscita dalla mente perversa di Federico Moccia. Dopo alcuni equivoci praticamente improbabili, il Boss Newyorkese che è in carcere a causa di De Niro scopre dove quest’ultimo si trova, e manda una squadra di killer professionisti a farlo fuori. A questo punto il film assume una tinta “d’azione”, con tanto di sparatorie tra i killer mafiosi e il figlio quindicenne che maneggia perfettamente due mini Uzi.. In generale il film delude, ma non mancano neanche alcuni momenti brillanti regalatici da De Niro, che resta sempre un attore eccezionale, accompagnato da Tommy Lee Jones (che impersona l’agente a capo della loro protezione) che fa la classica parte dell’amico/nemico un po’ burbero e antipatico. 

Voto: 5.5/10 
Consigliato: Tutto sommato guardabile, ma non aspettatevi troppo!


                                                                                     Recensione di Fabio Osvaldo Carta
                                                               
                                                             

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