SCORSESE COLPISCE
ANCORA
Candidato a 5 premi Oscar, The Wolf Of Wall Street di Martin Scorsese ci
trasporta nei suoi 179 minuti nel mondo dei broker, basandosi sull’omonimo
romanzo autobiografico di Jordan Bellfort.
Vediamo cosa ci propone il buon Scorsese questa volta:
La vicenda è incentrata appunto su Jordan Bellfort (Leonardo DiCaprio), broker
statunitense, la sua carriera, la sua dissoluta vita privata e i suoi crimini,
copre un arco temporale di circa dieci anni, ed è sviluppata all’interno del
film come una “black comedy”.
Insomma, la storia del protagonista è fatta di truffe finanziarie, opulenza,
lussuria, tradimenti e tossicodipendenza di vario genere. Tutti temi di per se
abbastanza pesanti, ma trattati molto abilmente dal maestro che sta alla regia,
che riesce ad alternare momenti di dissacrante humour nero (la scena di Poppeye
cocainomane su tutte), a fasi di dramma intenso, alternate alla perfezione e
senza forzature.
Ma oltre la regia, The Wolf Of Wall Street si avvale di un cast brillante, in
cui spicca DiCaprio su tutti, miracolosamente nominato ai correnti Oscar, che
ci offre quella che, escluso The Aviator, potrebbe essere la sua migliore
performance.
Il suo personaggio assomiglia ad alcune figure del passato cinema di Scorsese:
il suo stile di vita dissoluto ricorda quello di Henry Hill (Quei Bravi
Ragazzi), assieme alla fredda mentalità imprenditoriale di Asso Rothstein
(Casinò), e ad alcuni istanti di pura follia che fanno pensare a un moderno
Travis Bickle (Taxi Driver), insomma, sembra di vedere questi grandissimi
personaggi riprendere vita attraverso la figura di Bellfort, che non a caso è
solito, nel corso del film, rompere la “quarta parete” rivolgendosi al
pubblico, proprio come faceva Ray Liotta nei Bravi Ragazzi. L’autocitazione in
Scorsese è sempre piacevole da vedere, specie per chi ha amato la sua
filmografia dai tempi di Mean Streets.
Anche la struttura del film, che comprende 179 minuti che trascorrono come
niente, ricorda molto i classici di Scorsese: la rapida e illusoria ascesa del
protagonista, l’apice in cui si sente onnipotente e padrone del mondo, e il
rovinoso declino, che mette in luce tutte le sue debolezze di essere umano,
tema molto ricorrente appunto in Scorsese.
Unico appunto: la sceneggiatura, la scrittura dei protagonisti e conseguente
interpretazione degli attori sono molto sopra le righe, questa è un arma a
doppio taglio: da un lato, le scene dallo spiccato carattere umoristico sono
rese ancora più esilaranti dall’esasperazione degli interpreti (specialmente
nelle sequenze incentrate sull’effetto di droghe varie), ma dall’altro minano
la credibilità di alcune scene un po’ più “serie”, DiCaprio riesce comunque a
superare questa sfida, mentre il suo co-protagonista Jonah Hill non riesce a
rendere nella parti drammatiche quanto nelle comiche, dove realmente è capace
di far piegare lo spettatore.
Tirando un po’ le somme:
In Positivo: regia di Scorsese e sue autocitazioni, interpretazione versatile
di DiCaprio, ottima alternanza tra dramma e humour, resa del personaggio
protagonista, dialoghi brillanti, presenza di alcune scene geniali
In Negativo: scarso approfondimento di alcuni personaggi (Il Detective, la
moglie di Bellfort), resa macchiettistica di altri (Il Padre perennemente
incazzato), eccessivamente sopra le righe in alcuni punti, presenza di alcune
battute abbastanza scontate per rendere il film più leggero
Voto: 8+
Consigliato: A chi ama Scorsese, DiCaprio, il Black Humour o semplicemente il
buon cinema
Recensione realizzata da Fabio Osvaldo Carta


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