mercoledì 26 febbraio 2014

Spiderman (2002) [Recensione]

UN BLOCKBUSTER D'AUTORE



Il Cinecomic è un genere spesso vittima di abusi, specialmente quello a tema "supereroistico". L'obiettivo commerciale dato dal target prevalentemente giovanile di tale genere ha più volte fatto sì che la gli studi cinematografici Marvel e DC producessero filmetti scialbi e piatti, privi di qualsivoglia creatività. 

Qualche volta però, un Autore con la "A" maiuscola prende la situazione in mano, e le cose vanno diversamente. 

Siamo nel 2002, quando nelle sale esce Spiderman, diretto da Sam Raimi, resosi famoso negli '80 con la trilogia della Casa, e altri filmoni come Pronti A Morire o Soldi Sporchi. L'argomento del supereroe non è estraneo a questo regista (vedi Darkman), ma in una situazione del genere ha dietro di se una produzione molto esigente (Columbia) e un altrettanto esigente target di fan Marvel. nndiventa nemico di un produttore di tecnologie militari recentemente impazzito. 





Pur girando un film commerciale già per il suo genere, Raimi riesce ad inserire degli elementi spiccatamente suoi: L'efficace uso di un ironia di fondo, i vari richiami all'horror da cui Raimi proviene, pensiamo allo zoom sulla mano di Peter quando spuntano le ventose ragnesche (metamorfosi animalesca degna di un body horror Cronenberghiano), le citazioni a Fulci nel sogno di Peter, il braccio del Goblin che esce dalle macerie citando La Casa (La scena del combattimento fra Linda e Ash, per intenderci). 

Come film di supereroi si discosta parecchio dalla maggior parte che ci propinano: la spettacolarità c'è, ma non si basa meramente su esplosioni continue e botte di santa ragione, ma è data da una regia d'autore che mostra il nostro eroe mascherato in CGI che svolazza libero per i grattacieli sulle note della fantastica soundtrack di Danny Ellfman. I Personaggi del film, pur non essendo tanto profondi, hanno un introspezione che supera di gran lunga lo standard da Cinecomic. Abbiamo un protagonista tormentato tra un desiderio di migliorare la sua esistenza da emarginato e un senso di responsabilità universale, purtroppo limitato dall'interpretazione macchiettistica di Tobey Maguire, che personalmente giudico un pessimo attore. Questo ragazzo piuttosto sfigato viene improvvisamente investito di un potere immenso, e questo metterà in gioco l'equilibrio della sua vita: il suo rapporto con MJ (Kristen Dunst), la ragazza di cui è sempre stato innamorato, l'amicizia con Harry Osborn (James Franco), figlio del milionario Norman (Willem Dafoe) e la convivenza con gli zii. 

Mentre MJ rimane un personaggio piuttosto piatto, incline allo stereotipo della "donzella in pericolo", Harry è veramente un personaggio scritto e interpretato come si deve: un ragazzo altrettanto schiacciato dalla responsabilità, nel suo caso data dall'essere l'erede di una potente multinazionale, e il sentimento combattuto nei confronti del padre, tra una ricerca di approvazione e una volontà di emanciparsi dalla sua influenza. 
Norman Osborn è altrettanto ben scritto, diventa un cattivo ambiguo che mette in luce la falsità dell'alta società industriale americana: un uomo di facciata cortese e a modo, ma che dentro nasconde un mostro animalesco che combatte per avidità e interesse personale, che poi sfocia nell'odio irrazionale verso il suo opposto altruista, che lo porterà a condurre una guerra sia fisica che psicologica, senza esclusione di colpi. Che Willem Dafoe sia un genio della recitazione non ve lo devo dire io! 



Tiriamo le somme: In Positivo: Regia di Raimi tra il spettacolare, l'ironico e la citazione, interpretazioni di James Franco e Willem Dafoe, colonna sonora, buona caratterizzazione dei personaggi, scene di combattimento non troppo esasperate ma comunque coinvolgenti, design del costume di Spiderman e di Goblin 

In negativo: Tobey Maguire che fa lo scemo, MJ resa a stereotipo 


Voto: 7.5
Consigliato: Sì


Recensione di Fabio Osvaldo Carta

1 commento:

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