JONZE, MA SENZA CHARLIE KAUFMAN
2014. Spike Jonze, regista e sceneggiatore di Her, è su un palco a ritirare simpaticamente un Oscar alla miglior sceneggiatura originale. Ma il nostro Spike, come sceneggiatore, è ai livelli del suo vecchio collaboratore Charlie Kaufman? Da solo riesce a reggere il confronto con la sua precedente carriera segnata dalle collaborazioni con quest'ultimo?
Parliamo di Her. Siamo in un ipotetico futuro prossimo. L'industria dei software ha fatto passi da gigante, ed il nostro protagonista, interpretato da Joaquin Phoenix, è un uomo sull'orlo della depressione, distrutto dalla rottura del suo matrimonio. Sotto consiglio di amici, per distrarsi dall'imminente divorzio, egli acquista un avanzatissimo sistema operativo. Dopo averlo avviato, rimane via via affascinato dalla capacità di esso di evolversi a seconda delle sue esigenze, finendo per intavolarci discorsi di alto stimolo intellettuale, e persino, dopo aver preso una certa confidenza, intraprendere con esso una relazione amorosa. La trama potrà sembrare strana, assurda, per certi versi forse ingenua. La verità è che ha centrato a pieno tematiche reali della nostra società, la costante "involuzione virtuale" dell'uomo moderno, la cui troppa attenzione per il mondo illusorio del digitale porta spesso a varie inibizioni nella sua dimensione sociale nella vita reale. A dirla tutta un sacco di autori hanno affrontato questo tema, chi più sul versante "cospirativo/paranoico" (David Cronenberg con Videodrome), chi invece molto similmente ad Her, in una dimensione più intima e sentimentale, come Andrew Niccol con S1m0n3 (che per tantissimi punti assomiglia a Her).
Il messaggio è chiaro: il mondo virtuale ci sta illudendo, e il nostro abuso di esso ci sta rendendo degli impediti asociali. Ok, forse è un po' più complesso di così, ma fondamentalmente il concetto è quello. La sceneggiatura è veramente carina, adeguata introspezione sui personaggi della storia, e talvolta contenente dialoghi brillanti, che strappano il sorriso facendo riflettere. Il film in sé è orientato su un tono leggero e scorrevole, nonostante la forza degli argomenti trattati, ed è perlopiù organizzato come una commedia brillante con alcune note amare, e vari momenti di disarmante tenerezza. Manca tuttavia il cinismo destabilizzante di Charlie Kaufman, sceneggiatore visionario con cui Jonze lavorò per "Essere John Malkovich" (gran film, ottima sceneggiatura), che tuttavia forse avrebbe stonato con la poetica di Her, stravolgendola per poi fare un film completamente diverso. Her è dunque sì, un film intelligente e a suo modo divertente, ha elementi originali, altri dalla palese ispirazione a S1m0n3 (che stranamente non caga nessuno, seppure non fosse da meno di questo film), ma manca dell'audacia di Kaufman, della sua genialità nel raccontare storie bizzarre in modo ancor più bizzarro, stupendo e destabilizzando veramente lo spettatore.
Voto: 7.5
Consigliato: Sì
Recensione realizzata da Fabio Osvaldo Carta



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