mercoledì 19 marzo 2014

12 Anni Schiavo [Recensione]


12 ANNI SCHIAVO 


Dopo S.Spielberg con “Lincoln” e Q.Tarantino con “Django Unchained”, sarà l’ora Steve McQueen con “12 Anni Schiavo” ad affrontare un tema molto importante come la schiavitù. 

12 Anni Schiavo è uscito nel 2014, ed è stato candidato a 9 premi Oscar, vincendone tre per “Miglior Film”, “Miglior attrice non protagonista” e “Miglior sceneggiatura non originale”.

Siamo negli Stati Uniti. Negli anni che hanno preceduto la guerra civile americana, Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor), un nero nato libero nel nord dello stato di New York, viene rapito e venduto come schiavo. Misurandosi tutti i giorni con la più feroce crudeltà (impersonificata dal perfido proprietario terriero interpretato da Michael Fassbender) ma anche con gesti di inaspettata gentilezza, Solomon si sforza di sopravvivere senza perdere la sua dignità. Nel dodicesimo anno della sua odissea, l’incontro con un abolizionista canadese (Brad Pitt) cambierà per sempre la sua vita.

Interpretazione straordinaria (come sempre) dell’attore feticcio Michael Fassbender che riesce a interpretare superbamente un proprietario fuori di testa e senza scrupoli di una piantagione di cotone. Chiwetel Ejiofor, grazie a questo ruolo di prima fascia, finalmente può dimostrare il suo valore. Lupita Nyong’o merita ampiamente l’Oscar come “miglior attrice non protagonista” per la sua parte, intensa e complicata, come quella di Patsey. Infine da sottolineare l’ottimo cammeo da parte di Paul Dano e da parte del produttore, Brad Pitt.

 

Il regista, come già accennato sopra, è Steve McQueen che sicuramente ricorderemo per i due gioielli del cinema moderno: Hunger (2008) e Shame (2009). 
La mano di McQueen c’è, e si può riconoscere dai suoi fantastici piani-sequenza (La scena di Solomon che rimane sospeso per il collo mentre la vita della piantagione gli scorre attorno) e dalle forti scene di nudo; non solo una nudità fisica, ma anche metaforica. 
Per chi già conosce McQueen, sappiamo che non gli importa quanto una scena può risultare crudele e brutale, il pubblico è costretto a guardare ogni singolo frammento di quest’ultima. Ed ecco lunghe inquadrature dove il corpo diventa l’elemento centrale per trasmettere il messaggio che il regista vuole comunicare. 

Ma cosa rende il film del cineasta inglese diverso dalle altre miliardi di pellicole che trattano questo argomento?

Egli mostra allo spettatore i fatti in tutta la loro crudeltà, evitando inutili filosofie sull’ingiustizia. La lunga scena delle frustate sulla povera schiena della protagonista è forse quella che ti fa rimanere impassibile e impotente di fronte a quest’orrore. Oppure i lunghi primi piani sugli occhi di Salomon, che rende lo spettatore partecipe del suo dolore. 
Una visione cruda e dura del cinema, da non confondere con quella tarantiniana.
Ma nonostante tutti questi pregi, alla fine del film gli amanti di McQueen si ritroveranno un po’ l’amaro in bocca. Perché il film non si avvicina lontanamente al pungo nello stomaco che è stato “Hunger” e tutti noi sappiamo che sicuramente, avrebbe potuto fare di meglio. 

In conclusione posso affermare che “12 Anni Schiavo” è un ottimo film, ma lontanissimo dal considerarlo un capolavoro. Abbastanza meritata e scontata la vittoria agli Oscar come “Miglior Film”.

 

Voto: 7.5 


Consigliato: Sì, anche se vi consiglio di andare a guardare prima “Hunger” e “Shame” e dopo “12 Anni Schiavo”

                                                                                         Recensione realizzata da Conrad Lamm

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