giovedì 27 marzo 2014

Quentin Tarantino [Speciale]


I VERI ARTISTI NON COPIANO, RUBANO 


Oggi è il 27 Marzo, ed è anche il compleanno di un tizio americano di nome Quentin Tarantino, che compie 51 anni e fa il regista/sceneggiatore. 
Ora, quando qualche tempo fa compì gli anni David Cronenberg, avevamo fatto un articolo su di lui consigliando qualche suo film imperdibile, cosa che con Tarantino non si può fare? Perché? Perché a differenza di Cronenberg, che seppure sia un genio, non è che proprio tutti lo conoscano, Tarantino è ovunque, sulla bocca di tutti, ad ogni ora del giorno. Quindi non mi sembra sensato dare consigli su colui che probabilmente TUTTI QUANTI conoscono a memoria. Quindi mi lancerò direttamente su un mio commento personale su quest'uomo, sperando di non scrivere troppe baggianate e di non farvi incazzare. 

Personalmente, ho sempre avuto con lui un rapporto di amore e odio. Penso che l'apice della sua carriera stia proprio all'inizio, in quello che fu Le Iene. Le Iene è un film semplicemente stupendo, che riprende il gangster movie classico ma completamente ribaltato in un'ottica personale del regista, improntata su una vena comica e surreale. Tarantino qui da gran prova di regista, consegnandoci sequenze cult come la tortura di Marv e lo stallo alla messicana finale (riferimenti chiari a Leone), ma sopratutto da prova di essere uno sceneggiatore brillante. 
Se c'è una cosa in particolare che mi fa apprezzare il cinema Tarantiniano, sono infatti i suoi dialoghi, sempre sopra le righe ma accattivanti e memorabili. E poi i personaggi che scrive.. Sopratutto ne Le Iene, dove si avvale di un cast stellare che gli consente di dare anche un impronta insolitamente teatrale nella messa in scena. Ogni personaggio de Le Iene ha qualcosa di caratteristico che cattura lo spettatore, dall'astuzia e spirito di sopravvivenza di Mr. Pink, alla sadica follia di Blonde fino alla fredda lucidità di Orange, che interpreta un personaggio nel personaggio. 


Dopo un filmone come Le Iene, Tarantino riattacca con Pulp Fiction, sempre di genere Gangster, dove la regia matura visibilmente, e notiamo anche la raffinatezza di Quentin nelle scelte musicali sempre azzeccate. Anche questo è un gran filmone, non mi dilungo a specificarne i motivi perché questa non è una recensione (e la recensione di Pulp Fiction uscirà prossimamente sulla nostra rubrica Cult), ma non posso non negare che abbia amato questo film, tra i riferimenti al passato e la rielaborazione dell'autore, così come ho amato Jackie Brown, che un po' esula dai canoni del cinema di Tarantino, mantenendo una linea più realistica e seria, Kill Bill, che crea un connubio vincente tra il western e le arti marziali, ottenendo un film d'azione folle ed avvincente, Bastardi Senza Gloria, in tutta la sua ironia quasi grottesca, e Django Unchained, che riesce a trattare temi così forti con una leggerezza e black humour suoi tipici. 

C'è solo una cosa che non mi spiego mai. Tarantino deve molto del suo successo agli esempi che trae dal passato, che spesso combina tra loro ottenendo risultati inaspettati. Ed è stranissimo il fatto che faccia molto più successo dei suoi ispiratori. Ora, io non penso che Tarantino sia un genio. Più che altro penso sia molto furbo. Lui conosce il cinema molto bene, e conosce altrettanto i gusti e le tendenze del grande pubblico. In sostanza lui ha creato questo cinema vincente che riesce a unire la forza dei cult con le esigenze del pubblico attuale più ampio (perché effettivamente, i suoi sono film che potrebbero piacere a tutti). Quindi, se da un lato apprezzo e stimo la sua cultura che si manifesta con le citazioni e i riferimenti, dall'altro mi risulta amaro vedere che in tantissimi arrivano a elevarlo come nuovo genio del cinema, seppure esistano anche persone un po' meno famose, molto più originali di lui, e qualcuno di questi anche più bravo dietro la macchina.. 


Articolo realizzato da Fabio Osvaldo Carta

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