UN BLOCKBUSTER DALLE TINTE RIVOLUZIONARIE
Un'anno dopo Hunger Games, esce al cinema il sequel, diretto stavolta da Gary Ross (Io Sono Leggenda), basato sull'omonimo secondo capitolo della trilogia letteraria di Suzanne Collins.
La trama riprende da dove si era interrotta l'anno prima, e segue in modo abbastanza pedissequo il libro: Katniss (Jennifer Lawrence) è tornata vincitrice al suo distretto assieme allo spasimante panettiere Peeta (Josh Hutcherson), con il quale sarà costretta a fingere un'infinita storia d'amore di fronte alle invadenti videocamere della tv di Capitol City, nonostante in realtà i rapporti tra i due stiamo deteriorando, anche a causa di un terzo elemento nel nostro triangolo, il minatore con l'hobby della caccia Gale, che si scoprirà innamorato anch'egli della Lawrence. Sebbene superficialmente frivola, da questa sceneggiata rosa dipende il futuro del paese, nel quale la rivolta è alle porte, e i potenti dirigenti politico vogliono appunto sfruttare questa storiella televisiva per "addormentare" la coscienza del suo popolo. Dopo qualche colpo di scena, la vita dei protagonisti sarà nuovamente sconvolta a effetto domino, fino alla nuova edizione dei famosi giochi. Fondamentalmente, come ci accorgiamo, si tratta di un blockbusterone ad alto budget rivolto particolarmente ai ragazzetti, ma sopratutto alle ragazzette fameliche di storielle rosa, ma non si ferma a questo!
La saga di Hunger Games, in particolare questo secondo capitolo, riflette molto sul ruolo sociale della televisione, seppur inserita in una società distopica, e di come i potenti riescano a servirsene per abbindolare interi popoli tramite programmi spazzatura, violenza gratuita e tanta propaganda. È un film che descrive una possibile degenerazione del nostro mondo, in una società dove la violenza è talmente estesa da diventare lecita e forma di spettacolo, e i potenti possono sottomettere i deboli sia con i mezzi classici del pugno di ferro, ma anche con quelli più subdoli della comunicazione di massa traviata, un po' come in Videodrome di Cronenberg (Anche se inserire Videodrome in una recensione su Hunger Games ha un ché di blasfemo, questa passatemela). In tutto questo cupo e distopico scenario, mascherato dai colori sgargianti che rendono i personaggi della capitale ancora più agghiaccianti, si muovono i nostri protagonisti: giovani quasi nulla tenenti che ogni giorno lottano per sopravvivere, e affinché la loro personalità e coscienza non venga anch'essa assorbita nel vortice dei potenti, che lentamente riescono a privarti persino di te stesso, condizionando il tuo modo di vivere e pensare. È anche, volendo, un film che vuol spingere i ragazzini a guardarsi attorno e pensare, svegliarsi e rifiutare chi cerca di plagiarli, rifiutare ogni privazione della libertà, combattere l'autorità dispotica.. È del resto anche un film di fantascienza che si impegna nel far vivere sullo schermo un universo colorito e originale tratto dai libri della Collins, ed è anche un film non privo di una certa componente d'azione, avventura e sopratutto "survival".
In Positivo: Jennifer Lawrence centra il personaggio in pieno, buone le interpretazioni di Donald Sutherland e Philip Seymour Hoffman (recentemente scomparso), buona resa della società distopica, regia discreta specialmente nelle parti d'azione, buon messaggio di fondo, attinenza al libro e buona resa dei personaggi principali
In Negativo: Troppa, troppa ma troppa attenzione al triangolo amoroso (ovvie questioni di target), omissione di alcune scene fondamentali, americanatismi sparsi quà e là..
Voto: 7
Recensione realizzata da Fabio Osvaldo Carta
Recensione realizzata da Fabio Osvaldo Carta



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