martedì 8 aprile 2014

Blade Runner [Recensione]


BLADE RUNNER 


Pochissimi film riescono a ricreare un genere e far sì che lo stesso film, anche dopo 30 anni, rimanga il migliore. E’ il caso di Blade Runner, film fantascientifico (ispirato al romanzo “Il Cacciatore Di Androidi”di Philip K. Dick) uscito nel 1982 per mano di Ridley Scott (Alien). 

Il film è praticamente quasi perfetto; i principali punti di forza sono sicuramente la trama, la regia, la scenografia, l’interpretazione dei due protagonisti e anche la colonna sonora. 

Los Angeles, Novembre 2019. L’evoluzione robotica è giunta alla creazione di esseri virtualmente identici a quelli umani, denominati Replicanti: copie degli esseri umani in ogni senso, fatta eccezione per le emozioni. I Replicanti sono più forti e agili degli umani, e gli sono almeno pari in intelligenza, ma vengono usati per lavori di fatica nelle colonie extra-mondo. In seguito ad un ammutinamento, la loro presenza sulla Terra è stata dichiarata illegale, e le squadre speciali della polizia - i Blade Runner - hanno l’ordine di sparare per uccidere. Ma quando spari ad un Replicante non lo stai uccidendo, lo stai "ritirando". Rick Deckard, "ex poliziotto, ex cacciatore di replicanti, ex killer", viene convinto a tornare in servizio come Blade Runner per dare la caccia a quattro pericolosi Replicanti appena scappati sulla Terra da una colonia extra-mondo. Aveva lasciato la polizia per smettere di uccidere, ma dare la caccia ai replicanti è meglio che diventare una loro preda…

R. Scott riesce alla perfezione a ricostruire un mondo post-atomico in perfetto stile cyberpunk, il ritmo è abbastanza lento e per fortuna, Scott ci lascia il tempo di ammirare la magnifica e dettagliata scenografia del film. L’atmosfera noir, accompagnata dalla fotografia, riescono a rendere angosciante e macabra Los Angeles. Il realismo dei personaggi è strabiliante, riescono a trasmettere allo spettatore il disagio in cui paiono trovarsi. Come già detto precedentemente, ottima la colonna sonora di Vangelis e gli effetti speciali di Douglas Trumbull, ma entrambi neanche si notano visto che si inoltrano nell’apparato narrativo con un’incredibile fluidità. 
Bravo Harrison Ford ma ancora più bravo, secondo il mio modesto parere, Rutger Hauer che rientra alla perfezione nel ruolo di un replicante freddo, vendicativo ed astuto, ma che alla fine si rivela molto attaccato alla vita e riesce in qualche modo ad attenuare i confini tra l’uomo e la macchina, rivelandosi moralmente superiore rispetto all’umano stesso. Da non dimenticare il monologo finale entrato nella storia del cinema pronunciato da Hauer, che è riuscito a cambiare radicalmente la distinzione che veniva usata nella letteratura e nel cinema fra umani e macchine. 


Però, se una persona decide di guardare Blade Runner aspettandosi un film puramente fantascientifico, rimarrà assolutamente deluso. Perché Blade Runner, sì, è un film di fantascienza (i paesaggi durante le scene aeree sono mozzafiato) ma non solo. Blade Runner è moltissime cose, tra le tante, è anche un film riflessivo, con la vita e la morte come temi centrali. Ma è incredibile pensare che queste riflessioni provengono proprio da chi di umano non ha niente. Il gruppo di androidi capitanati da Roy Batty compie diversi omicidi, ma noi possiamo perfettamente comprendere il motivo delle loro azioni. Quattro anni sono d’avvero troppo pochi per riuscire a godersi al massimo la vita, essi cercano solamente una soluzione per migliorarsi, come da anni fa l’umano stesso. Ma Blade Runner oltre ad essere un film fantascientifico e riflessivo è anche un film romantico. Rachel, è un nuovo tipo di androide, capace di provare delle emozioni. La “ragazza” incontrerà R. Deckard e nonostante il lavoro di quest’ultimo, tra i due scatterà una scintilla dando vita ad una vera e propria storia d’amore. Blade Runner è fondamentalmente un film “lento”, normalmente da un film di fantascienza ci si aspetta più azione e più adrenalina, ma questi fattori passano in secondo piano. Il senso del film va oltre le navicelle e le sparatorie, ma per apprendere al meglio quello che ci vuole trasmettere la pellicola non basta vederlo una, due o tre volte ma molte di più. 


Ma forse, secondo voi, tutto questo non basta per definire Blade Runner un film di culto. Allora si può benissimo affermare che il film è una metafora della società d’oggi insieme a tutte le sue problematiche. In questa Los Angeles convivono moltissime etnie, quella dei replicanti compresa, che vengono visti come “diversi” e, tornado alla realtà, chi per il colore, la razza, il credo vengono respinti dalla società. Scott è riuscito ad inserire un messaggio molto profondo, sicuramente indirizzato alle future generazioni. E per tutti questi piccoli particolari, Blade Runner si può considerare un cult e il migliore film fantascientifico di tutti i tempi. 


Voto: 9.5
Consigliato: E lo chiedete pure?


                                                           Recensione realizzata da Conrad Lamm

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