giovedì 17 aprile 2014

Philomena [Recensione]


PHILOMENA 


Irlanda, 1952. Philomena resta incinta da adolescente. La famiglia la ripudia e la chiude in un convento di suore a Roscrea. La ragazza partorirà un bambino che, dopo pochi anni, le verrà sottratto e dato in adozione. 
2002. Philomena non ha ancora rinunciato all'idea di ritrovare il figlio per sapere almeno che ne è stato di lui. Troverà aiuto in un giornalista che è stato silurato dall'establishment del primo ministro Blair e che accetta, seppur inizialmente controvoglia, di aiutarla nella ricerca. Gli ostacoli frapposti dall'istituzione religiosa saranno tanto cortesi quanto depistanti ma i due non si perdono d'animo.

La trentaduesima opera di Stephen Frears passa attraverso una sceneggiatura scritta a quattro mani da Steve Coogan (anche protagonista) e Jeff Pope, ispirata alla storia vera di Philomena Lee, donna che spese 50 anni alla ricerca del proprio figlio. E il film proprio per questo è incredibilmente riuscito. 

Una storia capace di far emozionare senza risultare troppo melensa o stucchevole, anzi dando spesso prova di un umorismo pungente, renderebbe qualsiasi film degno di visione. Un plauso va dunque agli sceneggiatori, capaci di immaginare dei dialoghi affatto banali e che trattengono lo spettatore incollato alla poltrona, permettendogli di diventare partecipe del calvario vissuto da Philomena. 
Il film funziona su più piani. Innanzitutto essendo una storia davvero drammatica, come già detto prima, poi colpendo in maniera tanto velata quanto efficace la chiesa come istituzione oppressiva e offrendo uno sguardo del tutto innovativo alle tematiche religiose. 


Menzioni speciali vanno al cast, soprattutto ai suoi due leader, Steve Coogan e Judi Dench entrambi arrivati alla loro migliore interpretazione. L’intesa tra i due è straordinaria e palpabile , con il primo che riesce a disfarsi dalla sua figura di attore di commedie con una gran performance spesso tendente al dramma puro (Si, gli abbiamo perdonato ormai Il Giro Del Mondo In 80 Giorni …) e con la seconda che conferma il suo status di attrice immensa, forse (ahinoi) esplosa un po’ tardi. 
Stephen Frears alla regia è praticamente una garanzia, e anche in questo film non sbaglia, optando per uno stile di ripresa molto sobrio e mai troppo eccessivo proprio come il tono del film. 
Le scene struggenti presenti nel film sono di quelle veramente definibili come tali, e non manipolative come la maggior parte dei drammoni Hollywoodiani degli ultimi tempi. Il film è sincero ed evita le trappole della noia con agilità, e non molto spesso le due cose vanno d’accordo, onde per cui tutto ciò va visto come una sorta di “miracolo” cinematografico. Sicuramente uno dei film imperdibili della stagione, addirittura forse il “film che non ti aspetti” ma che alla fine lascia incredibilmente sorpresi, in positivo. 


Voto: 7.5 
Consigliato: Sì

                                          Recensione realizzata da Mauro Pagano

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