mercoledì 30 aprile 2014

La Mosca [Recensione]


I LIMITI DELLA SCIENZA NEL BODY HORROR DI CRONENBERG 


“Sono un insetto che aveva sognato di essere un uomo e gli era piaciuto. Ma adesso il sogno è finito, e l'insetto è sveglio.”

Siamo nel 1986, quando la Brooksfilm produce il remake de “L’Esperimento del dottor K”, horror risalente al 1958 con Vincent Price, e ne affida la regia a David Cronenberg, che non esiterà a metter mano anche alla sceneggiatura del film. Egli si è già fatto una fama come autore horror, scrivendo e dirigendo piccole produzioni come Shivers, Rabid, Brood, Scanners, il suo capolavoro horror fantscientifico Videodrome, ed entrando tre anni prima, nel 1983, sotto la luce dei riflettori dirigendo l’adattamento de “La Zona Morta” di Stephen King. Questa volta dispone di un budget elevatissimo, di un comparto tecnico eccezionale, e deve confrontarsi con un cult del passato.

Seth Brundle (interpretato da un Jeff Goldlum stupefacente) è a un passo dal mettere a punto la macchina per il teletrasporto, che riuscirà a terminare solo con l’aiuto di Veronica (interpretata da una bellissima Geena Davis), giornalista con la quale intraprenderà una relazione amorosa.
Quando finalmente Seth potrà sanare la sua sete di conoscenza sperimentando il macchinario su se stesso, qualcosa va storto: una mosca si è introdotta nella cabina dove verrà smaterializzato. Terminato il trasporto, il corpo dello scienziato inizierà a subire delle mutazioni, che lentamente influenzeranno anche la sua coscienza, e questo porterà a conseguenze terribili per lui e Veronica.

Si tratta di un film che ci spinge a reazioni di diverso tipo. Sì, è un horror, è in quanto tale, specialmente nella seconda metà, tende ad essere parecchio inquietante, questo anche grazie alla regia freddissima di Cronenberg che non esita all’occorrenza a sottoporti a scene di violenza sempre misurate ma incisive, durante la lenta e inesorabile metamorfosi alla tensione e l’inquietudine si aggiunge la ripugnanza, e per quanto il film abbia una certa età, non è invecchiato per niente, e si consiglia la visione digiuni per i più impressionabili. Tra l’altro vinse l’Oscar al miglior trucco, assolutamente meritato. In questo film non troverete nessun uomo dalla testa di mosca com’era in passato, questa volta siamo con Cronenberg, e quello che ci sarà mostrato è qualcosa di molto più fastidioso, proprio perché egli non esagera quasi mai, e riesce a conferire alla mutazione del corpo una patina realistica che ci facilità l’immedesimazione, e come sappiamo, il tema della metamorfosi fisiologica è molto caro al cinema di Cronenberg. Ma non c’è solo lo schifo a farci entrare nel vivo nel film, ma la contrapposizione magistrale di esso con la bellezza dell’amore, perché ricordiamo che in questo horror c’è anche una love story, che sebbene alla fine diventi anche un classico “triangolo”, riesce a non essere mai scontata e ampliare l’apprensione dello spettatore verso la tormentata vicenda del protagonista. 


E non è facile immedesimarsi in un protagonista come Seth Brundle! Il suo è un personaggio piuttosto complesso, difficilmente classificabile come “buono” o “malvagio”. Si tratta di un anti-eroe, combattuto dall’amore, che può essere nei confronti della scienza, che lo porta a compiere le azioni meno scrupolose causando atrocità nei confronti di parecchi animali, dall’altro l’amore verso se stesso e la vanità, il bisogno di entrare nella storia e ottenere gloria tramite le sue scoperte, cosa che lo metterà addirittura a mettere in pericolo la donna che ama, che in fondo rimane l’unica cosa che lo rende “umano” fino alla fine.
Il suo corpo non è la sola cosa che cambia, durante i 90 minuti di film anche la psicologia del personaggio è continua evoluzione, e qui gli applausi vanno fatti ad un Jeff Goldblum veramente all'altezza di un ruolo così dinamico, e inspiegabilmente escluso dagli Oscar di quell’anno. La metamorfosi della Brandle-Mosca lo porta progressivamente a far emergere il suo lato più animale, quello più violento e selvaggio, fino a sopprimere quasi completamente il lato umano, che avrà la sua rivincita solo nel finale.

Cronenberg condanna Brundle? Difficile a dirsi, ma io non credo. È una sorta di Icaro moderno, la cui colpa sostanziale è stata di voler conoscere troppo e troppo presto. Questa è comunque una nobile aspirazione, ma la crudezza della vita non guarda in faccia a nessuno nel cinema cronenberghiano, e anche una persona forte dei suoi ideali come Seth può uscirne perdente. L’uomo è ancora una volta riconosciuto come essere irrimediabilmente limitato. 


Voto: 8+
Consigliato: Perla immancabile per gli appassionati horror, comunque guardabile da tutti.

                                                              Recensione realizzata da Fabio Osvaldo Carta

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