NEGLI ANNI '20 CON LUHRMANN
Piccola ma fondamentale premessa: non ho avuto occasione di leggere il libro di Fitzgerald. Mea culpa. Ciò significa che in questo mio commento al film esulerà completamente dal rapporto con l'originale letterario ed eventuali differenze con esso, scusate la mia caprina ignoranza.
Nick Carraway (Tobey Maguire) è un giovane broker promettente, che all'inizio degli anni '20 prende casa a Long Island. Il suo vicino, un miliardario misterioso ma festaiolo chiamato Jay Gatsby e impersonato dal buon DiCaprio, lo invita nella sua gran villa per una festa. In realtà lo sta avvicinando in quanto innamorato da tempo di sua cugina Daisy (Carey Mullighan), che aveva conosciuto al tempo della grande guerra. Lei però è ormai sposata. E Gatsby si servirà di Nick per arrivare alla cugina e riaccendere il fuoco della passione. La vicenda metterà in luce gli scheletri nell'armadio del misterioso riccone e porterà a conseguenze drammatiche. La prima cosa che notiamo del film è una certa ricerca della spettacolarità. Nelle panoramiche aere delle città e delle ville di lusso, nei colori accesissimi dei giardini decorati all'eccesso e nelle coreografie folli delle feste ultra espansive. Una spettacolarità eccessiva, che appunto riflette l'eccesso della società descritta nella storia, dove conta l'immagine più sfarzosa, in una continua ricerca dell'opulenza nella società dello spreco. In questo quadro di superficiale sfarzo si muovono degli interpreti stranamente sottotono.
Tobey Maguire sottotono è, scarso era, scarso è rimasto. Non so' se sia io a vederlo così, ma ogni volta che si butta in parti drammatiche, con quelle smorfiette piagnucolone a cui da Spiderman non ha ancora rinunciato fa solo sorridere, di certo non è naturale, ne credibile. In certi punti addirittura diventa la parodia di se stesso, e mi chiedo cosa faccia in un film così, dove tutto quello che riesce a fare è spezzare qualunque scena di pathos con la sua faccia da bambinone, a volte felicemente rimbambito, altre nel pieno del piagnisteo. DiCaprio apre l'armadio dei ricordi e sembra rispolverare Titanic, con un sentimentalismo non sempre credibile e tendente al melodrammatico, che finisce con banalizzare tutte le scene sentimentali, e poi diventare quasi parodico in altre, come quando si aggira paranoico nella stanza da thè, o quando litiga con Joel Edgerton adirandosi e urlando come un forsennato, ma senza convincere nessuno.
Carey Mullighan invece si cala completamente in questo ruolo da giovane donna a volte passionale, altre volte gallina, apparentemente stupida e infine codarda, degna rappresentazione dell'ipocrisia dell'alta società in cui si aggira (non so' se nel libro sia così, ma nel film lei mi da questa impressione). La Mullighan dimostra dunque di sapersi adattare anche in questo ruolo, diversissimo da quello in "Non Lasciarmi", ancora diversissimo a quello di "Drive", in parte simile ma per il resto opposto a quello di "Shame". Lo ammetto, io adoro questa attrice.
Un'altra nota mi fa storcere il naso, e non poco: In un film ambientato nell'epoca d'oro del Jazz...Dov'è il Jazz?! Da nessuna parte. La colonna sonora spazia tra artisti moderni come Lana Del Rey, ma anche Beyoncé, Fergie e Will.I.Am. E quindi non vedremo Jazz o Ragtime nelle feste di Gatsby, ma miriadi di uomini e donne ballare a ritmo Hip/Hop abbastanza scarso nella sostanza, ma vabbe', loro si divertono così. E appunto, oltre che come colonna sonora, sembra proprio che i personaggi stiano ascoltando quella musica! Ora, io non sono mai stato contro la più libera sperimentazione al cinema.. Però non riesco proprio a capire il motivo di questa scelta musicale... Ah, forse attirare più gente al cinema, forse.
Tiriamo le somme: In Positivo: Regia esageratamente spettacolare che dipinge un quadro opulento, Carey Mullighan.
In Negativo: Tobey Maguire che fa lo scemo, DiCaprio insolitamente caricaturale, colonna sonora, scena della corsa in macchina che trasporta anche Fast And Furious negli anni '20.
Voto: 6-
Consigliato: Ni
Recensione realizzata da Fabio Osvaldo Carta



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