mercoledì 2 aprile 2014

Il Sospetto [Recensione]


C'È DEL MARCIO IN DANIMARCA 


Siamo nel 2012, quando in Danimarca viene girato Il Sospetto. Nel 2013 esce nelle sale italiane, ma anche in quelle statunitensi, e viene candidato agli Oscar 2014 per il miglior film straniero. Come il lettore sa già, l'Oscar di quella categoria fu vinto dall'italiano "La Grande Bellezza", ciononostante, sinceramente io sospettavo fin dall'inizio che così sarebbe accaduto, e non mi sarebbe dispiaciuto, dato che a me il film piacque molto. Poi un giorno vidi Il Sospetto, e cambiai idea.. 

La vicenda si svolge in un piccolo paesetto, dove tutti conoscono tutti, ed è incentrata sulla figura di questo Lucas (Mads Mikkelsen), un insegnante dell'asilo divorziato con la passione per la caccia ed il cuore tenero. Sebbene la sua vita inizialmente sembri un semi-fallimento, egli riesce finalmente a comporre i pezzi ed a risolvere piano piano i suoi problemi, riavvicinandosi al figlio adolescente e coltivando una nuova relazione con una sua collega. Proprio quando sembra che per Lucas le cose prendano il verso giusto, la piccola figlia del suo amico di sempre lo calunnia, seppur inconsapevolmente, accusandolo praticamente di molestie sessuali, parlando con la direttrice dell'asilo. Lei, scossa dalle accuse della bambina, darà l'allarme ai genitori e alla polizia. Da qui, la voce si spargerà, e la vita di Lucas non sarà più la stessa. 

Thomas Vinterberg, regista e sceneggiatore del film, affronta un tema molto forte con un'alternanza di toni leggeri e pacati, dove ti fa entrare nella vita del protagonista facendo sì che immediatamente ti ci affezioni, per poi spiazzarti con scene durissime che ti sbattono la cruda realtà in faccia come un pugno nello stomaco. In pratica, Vinterberg sceglie di mostrarci prima una società "felice", dove un uomo che seppure abbia i classici problemi della vita, può contare su degli amici che lo accompagnano nelle giornate di caccia e le serate di baldoria, tra le risa e i canti ubriachi, e lo spettatore si sente inevitabilmente parte di quel mondo apparentemente accogliente e caloroso. La piega che gli eventi prendono in seguito è molto dura in contrasto con l'atmosfera opposta, che ritroviamo all'inizio del film, e la consapevolezza dell'innocenza del protagonista la rende ancora più dura. Se ad un uomo così buono, ma comunque un uomo comune, può capitare una cosa del genere, che il mondo gli si ribalti contro tutto a un tratto senza aver fatto assolutamente niente, potrebbe benissimo capitare anche a me? Perché no? 


I personaggi di Vinterberg fanno paura, sono uomini che travolti dal pregiudizio possono coalizzarsi come massa e tirare fuori i loro caratteri più oscuri, quasi animaleschi (ma neanche, perché un animale non arriva a livelli di cattiveria simile), distruggendo la vita di un uomo. Sono uomini che prima ti stringono la mano, poi ti chiudono la porta in faccia, si nascondono per gettarti le pietre addosso, e forse godono nel vederti a terra. Eppure tra loro ci sono i tuoi amici di una vita, quelli che dovrebbero veramente conoscerti e sapere chi sei veramente, ma non importa, perché dietro al sospetto non c'è ragione che tenga. Quello di Vinterberg è quindi un pessimismo antropologico, una visione cinica della società, ma anche nel suo piccolo, non è una critica ad un sistema quanto alla comunità in senso stretto, nel suo piccolo. Ma non ci sono solo pessimismo e cinismo in questa storia, perché il protagonista di essa, al contrario dei suoi compaesanei degenerati, è un vero e proprio eroe, pur essendo un uomo limitato e per certi versi debole, riesce a raccogliere tutto il meglio di sé e lottare, lottare, soffrire ma rialzarsi e ancora lottare, anche qualora significhi essere picchiato a sangue per far rispettare un suo innegabile diritto, o prendere a testate chi te lo nega. 

Un plauso qui va fatto al grandissimo Mads Mikkelsen, uno dei più grandi attori europei al giorno d'oggi, che ha preso Lucas e ci ha dato un'interpretazione realistica e dura, mostrandoci un uomo da una parte afflitto e sofferente, dall'altra determinato a resistere. Ma nel finale del film (che non spoilero), si evince il vero messaggio del film, ovvero che tu puoi essere un eroe quanto vuoi, puoi essere il migliore, puoi essere buono e determinato, ma per quanto mediocri siano quelli che ti odiano, non potrai mai liberarti veramente del loro odio, e così è il sospetto, che anche quando sembra svanito, in realtà è solo nascosto, pronto a riaffiorare di nuovo. E l'ultimo sguardo di Mads, nell'ultima inquadratura del film, quando il protagonista capisce veramente come stanno le cose, e rimane prima spaventato, poi sofferente ed infine rassegnato, be' signori, questa è la recitazione. Il mio interrogativo è questo: ma tra tutti i candidati agli Oscar per il miglior attore, c'era veramente qualcuno che può dire di essere andato meglio di Mads in questo film? 

Tiriamo le somme: 

In Positivo: Regia versatile, fortissimo impatto emotivo, interpretazione di Mads, grande spessore del protagonista, riflessione intelligente sulla comunità e sul male presente nell'uomo. 

In Negativo: Sinceramente? Nulla. 


Voto: 8.5 
Consigliato: Volete vedere qualcosa di vero? Allora sì!


                                                         Recensione realizzata da Fabio Osvaldo Carta

1 commento:

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