giovedì 26 giugno 2014

Il Grande Lebowski [Recensione]


LA RAPPRESENTAZIONE DELL’UOMO PER ASSURDO 


“Non dirò un eroe... perché, che cos'è un eroe? Ma a volte si incontra un uomo, e sto parlando di Drugo, a volte si incontra un uomo che è l'uomo giusto al momento giusto nel posto giusto, là dove deve essere. E quello è Drugo, a Los Angeles. E anche se quell'uomo è un pigro, e Drugo lo era di sicuro, forse addirittura il più pigro di tutta la contea di Los Angeles, il che lo mette in competizione per il titolo mondiale dei pigri... Ma a volte si incontra un uomo... a volte si incontra un uomo... Ah! Ho perso il filo del discorso! Bah, al diavolo! È più che sufficiente come presentazione.”

Il Grande Lebowski è un film del 1998, con protagonista Jeff Bridges, scritto, pensato e diretto da Joel ed Ethan Coen, i due fratelli cineasti che piacciono tanto a noi di Empire Of Cinema. Sostanzialmente possiamo dire si tratti di una commedia, ma chi ha visto il film saprebbe per certo che si tratterebbe di una definizione riduttiva. Cercando di dare una definizione un po’ esaustiva, penso che Il Grande Lebowski possa essere considerato come una commedia nera a tratti brillante, a tratti demenziale, e tratti addirittura grottesca, o semplicemente una commedia alla Coen.

La vera forza di questo film sta nel suo ormai storico protagonista Jeffrey Lebowski (Jeff Bridges), meglio conosciuto come Drugo. Probabilmente siamo di fronte a uno dei protagonisti da commedia meglio scritti di sempre. Ma chi è Drugo?

Drugo è un personaggio che nessuno spettatore un minimo intelligente vorrebbe imitare, anzi, che nessuno imiterebbe, perché in fondo qualcuno vorrebbe veramente essere come lui. L’Anti-eroe per eccellenza, in sostanza un pigro, un accidioso, e un fallito. Ma che razza di fallito riesce a mantenere la sua condizione con così tanta leggerezza? Questo è infatti l’aspetto più affascinante di Drugo, il completo disinteresse dalla sua condizione sociale, riuscire a vivere ignorando i giudizi di tutti gli altri. Un po’ quello che tutti noi vorremmo poter fare. Quanto ci piacerebbe poter girare in accappatoio e pantofole per i supermercati e passare la vita giocando a Bowling?
Quindi, cosa fanno i Coen? Prendono questo personaggio particolarissimo e lo inseriscono in una vicenda grottesca, fatta di colpi di scena tra l’assurdo e il demenziale, di tappeti pisciati, nichilisti armati e ricatti da un milione di dollari. Il bello è che il modo in cui tutto è organizzato nel film riesce a risultare veramente imprevedibile per lo spettatore, l’assurdità di certe situazioni porta a un capovolgimento delle aspettative di uno spettatore, ne Il Grande Lebowski vengono sovvertite le normali convenzioni per gestire un intreccio narrativo, e lo spettatore ne rimane stupito e affascinato.
Per il resto, tutto è parodia del mondo, ma per mezzo della parodia, della satira e dell’assurdo, si racconta qualcosa che effettivamente esiste. 


Sia Drugo che Walter (John Goodman) rappresentano due estremizzazioni di personalità che istintivamente eviteremmo, ma da cui proviamo irrimediabilmente una sorta di fascino. Da una parte per Drugo per il suo quasi totale disinteresse dalla vita, la sua perenne tranquillità, il suo “vivi e lascia vivere”, dall’altro lato pero c’è Walter, un personaggio decisamente violento, impositore, quasi fascista (non per altro è ispirato a John Milius, regista e sceneggiatore di Alba Rossa). Personaggio che tutti quanti nella vita reale tenderemmo a biasimare, disistimare e tutto, ma in fondo molti invidierebbero la sua capacità di dire le cose che pensa senza filtri, la completa noncuranza del politically correct, il suo essere così diretto e schietto con tutti quanti, la sua mancanza di educazione e la sua noncuranza delle norme sociali.

A livello di sceneggiatura è ormai chiaro che ci troviamo a livelli altissimi, così come per la recitazione. Jeff Bridges fa quella che potrebbe essere la sua miglior interpretazione di sempre (potrebbe), John Goodman è altrettanto efficace, se non di più. Parlando della regia non saprei commentare con giustizia la professionalità di Joel Coen, quello che posso dire è che si tratta di qualcosa di professionale, tecnicamente mai sporco e decisamente autoriale e particolare. Anche i Coen si distinguono per una certa versatilità in tutti i generi, hanno saputo fare commedie efficaci, gangster movie, western, film di satira, film drammatici, tutto sempre con efficacia e un’impronta decisamente loro. E anche ne Il Grande Lebowski il loro marchio è inconfondibile. Potrei citare come punto di riferimento l’entrata in scena di Turturro e il suo strike al bowling, una scena che dice effettivamente pochissime cose, è un tizio che entra e lancia una palla, ma la raffinatezza di quella sequenza è innegabile, e ti schiaffa la consapevolezza di osservare del cinema d’autore. Così come le due sequenze oniriche.. specialmente la seconda. La seconda sequenza onirica, anch’essa impeccabile sia idealmente (perché l’idea di Saddam Hussein che ti affitta le scarpe da bowling non è cosa da poco) che tecnicamente è potentissima, crea una specie di contrasto con tutto il resto del film, passando dal dualismo brillante/demenziale ad una scena grottesca all’inverosimile di punto in bianco, senza preavviso. E c’è da dire che quella scena ha un suo impatto.

Per il resto non ho molto da dirvi su questo film, ci sarebbe un discorso da fare sull'ottima selezione di tracce per la colonna sonora, ma è qualcosa che vale per qualsiasi film dei fratelli Coen, in questo caso dai Creedence Clearwater Revival fino a Kenny Roger con la sua “I Just Dropped In”, atipica ma perfetta colonna sonora per i sogni malati di un giocatore di Bowling. 


Ora, dopo avervi, spero non troppo, annoiato con questa mia riflessione sul film, vi lascio alle parole di Jennifer Lawrence: 

“Jeff Bridges, l'attore che preferisco in assoluto, interpreta Jeffrey 'dude' Lebowski un hippie fannullone che, per un errato caso di omonimia, si lascerà coinvolgere in un giro losco fatto di rapimenti, riscatti, artisti esaltati e giocatori di bowling fuori di testa. Avrò visto questa comedy-crime cento volte. Sono stati i miei fratelli a farmela conoscere quando avevo, circa, sedici anni; è così che è nata la mia passione per il protagonista. Ci sono delle scene pazzesche, come quella di "Drugo" in vestaglia al supermarket, alle prese con il latte. La sequenza che, però, mi fa davvero contorcere dalle risate è quella in cui sorprende il socio, Walter (John Goodman), fare a pezzi la cabriolet rossa del proprietario sbagliato. Un film da manuale!”


Voto: 8
Consigliato: Fidatevi di me e di Jennifer Lawrence, se non l’avete ancora fatto, guardate questo film.

                                    Recensione realizzata da Fabio Osvaldo Carta

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