domenica 8 giugno 2014

Oldboy (2013) [Recensione]


UNA COPIA IMPERFETTA 


Sono passati dieci anni dall’uscita di Old Boy, film coreano dell’ormai illustre Chan Wook Park. In America, addirittura si litiga per fare un remake di questo film. Il primo a proporsi è Steven Spielberg, che come protagonista avrebbe scelto Will Smith. Ora, non oso immaginare cosa sarebbe uscito con Spielberg alla regia di un film del genere, ma grazie a Dio il progetto è andato a monte, e preferisco non pensarci.
Questo non impedì la realizzazione di un effettivo remake di Old Boy, che infine, prodotto dalla Mandate Pictures, fu diretto da Spike Lee (Malcolm X, La 25°Ora) e distribuito nel 2013.

La trama è la stessa dell’originale, salvo alcuni piccoli dettagli. Ma allora, cosa cambia dall’originale coreano, al remake a stelle e strisce?

Paradossalmente, quasi niente. Dura qualche minuto in meno, ci sono attori americani, variano due o tre particolari dell’intreccio narrativo.
E allora che senso ha questo film? Perché uno dovrebbe girare nuovamente un film IDENTICO al precedente? Probabilmente, la risposta è per riciclare idee altrui e farci soldi sopra, ma tanto questa è una pratica più che diffusa negli Stati Uniti.
L’aspetto che in questo nuovo Old Boy funziona meglio è la regia. Spike Lee certamente non è Park, ma non è neanche il primo scemo che si trova per strada. Purtroppo la creatività scarseggia comunque, perché nonostante regia e montaggio sono tecnicamente impeccabili, propriamente di Lee io ho trovato solo qualche sprazzo durante la scena della prigionia, e poi stop.
La violenza era un aspetto fondamentale del film originale, come lo è del remake. Certo, ma c’è violenza e violenza. Mentre Park riusciva a suo modo a creare un’atmosfera vincente, che conteneva del sadismo inquietante parecchio vincente (basti pensare alla scena in cui Dae- Su si improvvisava dentista del suo carceriere), scontri violentissimi e a volte protratti (la famosissima scena del corridoio) e piccoli sprazzi di dark humour, in pieno contrasto con l’atmosfera generale. 


Nel remake, dark humour non esiste, di sadismo c’è una piccola apparenza (mai incisiva quanto il comprimario orientale), e i combattimenti restano, ma privati del loro fascino. La scena del corridoio viene ripresa, ma “americanizzata” al massimo, e vediamo un Josh Brolin nelle vesti del duro a morire americano che ne da di santa ragione a tutti, alla maniera di Jason Statham. Non che il vecchio Dae- Su non facesse lo stesso, ma in quel contesto appariva molto più umano. In generale, possiamo dire che Park abbia sfruttato con più intelligenza la parte violenta del suo film.
Come interpreti non siamo messi male, ma Brolin, sebbene ci abbia veramente provato, non riesce ad essere credibile come il suo comprimario orientale in gran parte delle situazioni assurde che vive nel film, e nei momenti più folli è incisivo solo la metà. C’è un Samuel L. Jackson nella parte del carceriere, hanno cercato di renderlo più simile possibile all’originale, ed hanno ottenuto una macchietta irritante.
Il problema principale è il cattivo.

Ora, Sharlto Copley è un attore che stimo, specie dopo la visione di District 9, ma qui proprio non c’è. Non c’è niente. Ha trasformato uno dei miei dieci villain preferiti in assoluto in un pazzoide isterico. Saranno problemi della sceneggiatura che non ha saputo valorizzarlo, ma neanche lui riesce a eguagliare il carisma del suo predecessore, che nonostante fosse un attore sconosciuto al mondo, prendendo in esame questi due film non è che è stato più bravo di Copley, di più. No seriamente, quel personaggio qui è proprio uno schifo.
Il Background del villain è un po’ cambiato. Non posso specificare in che termini perché sarebbe uno spoiler anche per chi non ha visto l’originale. Non necessariamente cambiare la storia di un personaggio è un male, ma i cambiamenti quivi effettuati contribuiscono a privarlo del suo fascino morboso, limitandolo alla dimensione del “cattivo pazzoide”. 


Voto: 5
Consigliato: No. Andate a vedere l’originale. Poi, se non vi basta, rivedetelo.

1 commento:

  1. Ottima l'analisi dell'uso della violenza. A me più che altro ha deluso quel finale, scimmiottato da quello originale, ma privato di tutto il suo comparto. Anche se avvengono le stesse cose, avvengono per due motivi diversi, dimostrando che chi ha scritto questa roba non ha capito nulla dell'originale - che è il mio film preferito, non si fosse capito.

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