CLINT BASTA COI BIOPIC, FAI QUALCOS’ALTRO!
Probabilmente, se all'inizio dell’anno venturo ci capiterà di redigere le classiche Top e Flop dell’anno appena trascorso, io non inserirò Jersey Boys di Eastwood in nessuna delle due.
Sicuramente non nella Flop, dato che non si tratta di un “brutto film”, ma sinceramente, dato che non è stato capace di darmi granché o comunque appagare le aspettative da film di Eastwood, non me la sentirei nemmeno di includerlo nei 10 migliori film di quest’anno.
Molto semplicemente, si tratta di un film biografico a sfondo musicale, incentrato sull’ascesa, successo e declino della band “The Four Seasons”, e più nello specifico tratta della figura di Frankie Valli, frontman e voce del gruppo.
In pratica, dopo una piccola introduzione che ci trasporta tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, che bombardandoci di luoghi comuni sugli italoamericani del New Jersey (cose che manco nella puntata più spinta de “I Soprano”), Clint ci mette a contatto con i protagonisti del film, che in seguito formeranno la band.
Senza stupirci troppo, vediamo subito il ragazzo ingenuo col cuore d’oro, quello più stronzetto e sciupafemmine, quello intelligente, e quello che direttamente non ha nessun carattere, se non quello di essere piuttosto escluso dalle attenzioni del film. La band si forma, compare un attore sconosciuto che interpreta Joe Pesci e cita “Goodfellas” al di fuori di qualsiasi contesto, e si inizia ad alternare il procedere dell’intreccio narrativo, con qualche momento di sana musica.
Dopo una prima metà abbastanza allegra e vivace, parte la seconda fase del film, in cui iniziano a deteriorarsi i rapporti tra i membri della band (principalmente perché quello stronzo fa lo stronzo, e quello escluso si esclude dalla band per non sentirsi escluso), e parte il “declino” del nostro complesso.
Dopo questa fase di declino, un declino abbastanza tranquillo e all'acqua di rose (mica siamo in un film di Scorsese), con un salto temporale definitivo, Clint ci porta alla fine del secolo, e lascia che siano i personaggi del suo film, ormai invecchiati e ricoperti da un’insolita aria di saggezza, a tirare le somme del tutto.
Ora, come dicevo poco fa, non stiamo parlando di un film brutto, certamente, ma neanche di un film particolarmente interessante, ma che comunque possiede i suoi lati positivi, quali un ottimo comparto musicale, una fotografia splendida e supercurata sebbene uguale a quella di qualsiasi film di Eastwood post 2000, una regia raffinata e un tale di nome Christopher Walken, eccezionale come sempre, qui nelle vesti di Angelo De Carlo, che bene o male è stato trasposto come macchietta da gangster parodico (sembra quasi uscito da Mickey Occhi Blu), ma nonostante il personaggio sia abbastanza banale, Walken ci offre un’ottima performance degna del suo nome, e restituisce a quella piccola parte una sua dignità.
I personaggi sono tutti abbastanza monocromatici, ma non è importante, non è certo un film da vedere aspettandosi Mystic River (tanto per citare i veri filmoni di Eastwood). Una cosa che un po’ storce è la loro pressoché totale staticità nel corso della narrazione, che comunque occupa diversi anni di carriera musicale. Particolarmente stravagante, tralasciando la staticità emotiva, è quella fisica. I “truccatori” di Jersey Boys probabilmente non hanno notato che, da quando Frankie Valli si sposa, passano gli anni, nasce la figlia, la figlia cresce, la figlia corre, ad un certo punto del film padre e figlia sembrano coetanei.
Tutto questo per poi passare alla scena finale del film, dove i personaggi sono invecchiati in una maniera che…. Io non lo so’, sinceramente, come rendere in italiano le sensazioni che lo spettatore proverebbe di fronte ad un siffatto make up, non ci provo neanche.
Inoltre, tanto per aggiungere qualche critica di supporto, ci sono dei momenti in cui il film, in contrasto con la vena vivace e scanzonata, alle volte quasi comica, della maggior parte della pellicola, assume toni vagamente drammatici, che tuttavia risultano assolutamente incoerenti con l’atmosfera dello stesso film, e non funzionano. Le parti realmente impossibili da prendere sul serio sono quelle dove la sceneggiatura cerca improvvisamente di fare introspezione sui rapporti tra i vari personaggi, e talvolta palesemente neanche il cast riesce a convincere. Dunque in Jersey Boys, le parti più leggere, senza pretese, superficiali e talvolta macchiettistiche (Il mafioso, il produttore gay, Joe Pesci che cita Goodfellas fuori contesto), sono quelle che funzionano. Quelle dove invece il film cerca di diventare drammatico e prendersi sul serio, si possono considerare un fallimento. Un amico con cui vedevo il film al cinema addirittura si mise a ridere senza alcun controllo mentre il film mostrava il funerale della figlia di Valli (No, non è uno spoiler, è un film biografico).
Clint, hai fatto J. Edgar, hai fatto Invictus, hai fatto Milion Dollar Baby (che seppure non era un biopic in senso stretto, racconta comunque l’ascesa, l’apice e il declino di una personalità, seppur fittizia, del mondo dello sport.), stai diventando più monotono della nostra pagina quando prendiamo in giro Nolan, adesso che abbiamo capito che li sai fare, fai qualcos’altro. Ti prego.
Voto: 6.5
Consigliato: Non indispensabile, ma carino. Dai, guardatelo!
Recensione realizzata da Fabio Osvaldo Carta



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