X-Men: Giorni di un futuro passato
In un futuro cupo di guerra aperta tra umani e mutanti, questi ultimi soccombono, braccati dalle invincibili Sentinelle. Logan torna dagli X-Men, riuniti dal professore Charles Xavier per combattere una guerra contro le feroci Sentinelle che minacciano di distruggere i mutanti e lo stesso Magneto.
Per evitare che il conflitto abbia inizio, Wolverine viene spedito indietro nel tempo e il suo compito sarà quello di modificare la storia e salvare il futuro impedendo a Mystique di essere catturata e di agevolare così la ricerca scientifica che porterà alla creazione delle Sentinelle.
Bryan Singer torna al timone della saga dei supereroi reietti dopo ben 12 anni dall’ultima (e sicuramente migliore) sua presenza dietro la macchina da presa.
Veramente, Singer in qualche modo non aveva mai abbandonato del tutto la saga, fungendo da produttore esecutivo per diversi sequel, ma la sua decisione di lasciare il compito registico ad altri è stata quella che ha portato la saga verso il declino totale. Dopo X2, infatti, si sono succeduti un sequel debole e poco riuscito e due ignobili spin-off, riscattati solo in tempi recenti dall’ottimo X Men – L’Inizio, prequel firmato Matthew Vaughn che aveva dalla sua una certa dose di humour ed action ben bilanciato che lo rendevano un superhero movie più che buono.
Tuttavia Singer, forse stuzzicato dalla sceneggiatura di Simon Kinberg, decide di riprendere in mano la situazione, e ai posteri forse questa è stata la miglior cosa che si potesse fare per il bene della saga.
Se c’è qualcosa di veramente riuscito in X Men – Giorni Di Un Futuro Passato è appunto la regia di Singer, capace di trovate notevoli, quelle che distinguono un semplice lavoratore su commissione da un vero regista. Basti guardare tutte le sequenze in cui è protagonista l’altra piacevolissima sorpresa del film, Quicksilver (una su tutte il rallenty accompagnato dalla musica di Jim Croce durante uno scontro tra Magneto, Wolverine, lo stesso Quicksilver, e Charles Xavier contro dei poliziotti) oppure l’alternanza tra riprese reali e amatoriali durante lo scontro tra Bestia e Magneto, scena che guarda caso vanta anche un cameo dello stesso regista. Il personaggio di Wolverine è come al solito il one-liner stronzo e sarcastico ma anche con dei conflitti interiori, e nel fare questo questo Hugh Jackman non ci ha mai nascosto di essere davvero formidabile, neanche stavolta.
Ciò che stona sin da subito è la troppa CGI, invadente ed esagerata in certi punti, riscattata parzialmente dalla sempre ottima scelta scenografica e della fotografia. Ma la sceneggiatura, beh, la sceneggiatura è al limite dell’imbarazzante. Un plot ridicolo e con delle forzature incredibili (il terribile discorso di Magneto nel jet privato, sagra della scontatezza salvata in extremis dalla recitazione dei sempre bravi Fassbender e McAvoy) affossa ulteriormente il film, che soffre una sovrabbondanza enorme di personaggi, tanto che alcuni sembrano proprio timbrare il cartellino e sparire subito, povero Ian McKellen. L’utilità di Tempesta qual’era, esattamente? Aggiungete un finale da ergastolo all’insegna del buonismo più becero, è la frittata è quasi fatta.
Il film nel complesso, per quanto disordinato, poco compatto e presentante tutti i cliché che il genere che il primo capitolo di questa stessa saga aveva “inventato” ha assunto in questi ultimi anni, resta superiore alla media dei cinefumetti post-Avengers, ma guardandolo si ha la sensazione che qualcosa di migliore sarebbe certamente stato possibile.
Voto: 7
Consigliato: Sì
Recensione realizzata da Mauro Pagano


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