Leonard Shelby indossa abiti molto costosi, guida una jaguar berlina, ma vive in un anonimo alberghetto pagando i conti con grossi rotoli di contanti. La sua unica preoccupazione è quella di rintracciare e punire l'uomo che ha violentato e ucciso sua moglie. L'impresa è resa difficile dal fatto che Leonard soffre di una rara malattia: una incurabile forma di perdita della memoria. Nonostante sia in grado di ricordare dettagli della propria vita prima di quel fatto, Leonard non ricorda invece niente di ciò che è accaduto quindici minuti prima. Per evitare questo inconveniente, Leonard ha pensato di tenere a mente quello che dice e quello che fa attraverso fotografie, cartelline, tabelle, tatuaggi e altre consuetudini che rimpiazzano la memoria e gli permettono di fissare spazio e tempo delle azioni.
C’è una prima volta per tutto. C’è il primo bacio, il primo amore, la prima moto, e inaspettatamente c’è anche la prima volta in cui Empire of Cinema recensisce un film di Nolan. E lo fa mettendone in risalto gli aspetti positivi (predominanti) anziché quelli negativi.
Anche perché i difetti, seppur presenti, sono davvero minimi, e questa è l’unica opera a mio avviso (forse solo assieme a The Prestige) in cui Nolan ha espresso il proprio talento alla perfezione tramite un connubio sorprendente di abilità tecnica e narrativa, forse quest’ultima più merito del fratello Jonahtan, sceneggiatore della pellicola.
Le scelte registiche e di montaggio che l’allora giovane e semi-debuttante Nolan mostra sono riuscite in quanto, sembra strano a scriverlo, aiutano a dare al film quella componente d’originalità alla già intricata trama del film, che di per sé tanto intricata non sarebbe, se non fosse montata al contrario. Ottime anche le scene in bianco e nero che fungono in qualche modo da collante per tutta la storia e per renderla coesa.
Guy Pearce nel ruolo del tormentato, problematico e ingenuo protagonista, era allora alle sue prime esperienze da protagonista sul grande schermo, eppure quel Leonard Shelby che vediamo sullo schermo non sembra un personaggio nato da una mente brillante e da una penna, ma un nostro vecchio amico che vorremmo a tutti i costi aiutare a risolvere i propri (enormi) problemi ma non possiamo salvare al proprio destino di eterno smemorato, e questo è soprattutto grazie alla performance di Pearce, che col suo volto emaciato e a prima vista da belloccio riesce a ritrarre la psiche del suo personaggio contorto e controverso in maniera praticamente perfetta. Anche Carrie-Ann Moss e Joe Pantoliano, entrambi reduci dal successo planetario di Matrix l’anno prima, se la cavano egregiamente, l’una nel ruolo della misteriosa donna e l’altro in un ruolo che non starò qui a dirvi se non avete visto il film, talmente diventa diverso man mano che il film avanza.
E’ interessante vedere come ogni personaggio, ogni minimo personaggio sia importante per l’intreccio del film, dato che ogni “persona” nel mondo in cui Leonard vive sembra coalizzarsi contro lui e far del suo patologico problema di amnesia una dote in proprio favore, in quella che sembra una piuttosto diretta citazione alla ben più famosa trama del capolavoro Hitchcockiano “La Donna Che Visse Due Volte”.
Memento è un film bello, bellissimo e che lascia il segno anche tempo dopo la prima visione, e che è destinato ad essere il manifesto della politica “autoriale” di un autore che ha, fa e sempre farà discutere.

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