venerdì 12 settembre 2014

Snowpiercer [Recensione]


SNOWPIERCER

2031. Dopo il fallimento di un esperimento per contrastare il riscaldamento globale, una vera e propria Era Glaciale stermina tutti gli abitanti del pianeta. Gli unici sopravvissuti sono i viaggiatori che hanno lottato con tutte le loro forze per procurarsi un biglietto ed aggiudicarsi un posto a bordo dello Snowpiercer, un treno ad alta velocità che fa il giro del mondo e che trae energia da un motore in moto perpetuo. Questo treno è l’unico mezzo che garantisce la sopravvivenza, diventando un microcosmo di società umana diviso in classi sociali: i più poveri stipati nelle ultime carrozze; i più ricchi nei lussuosi vagoni anteriori. La difficile convivenza ed i delicati equilibri tra classi non potranno che sfociare inevitabilmente verso lotte e rivoluzioni. 


Ah, il cinema asiatico. Irriverente, ambizioso (nella buona accezione del termine), sorprendente, aggettivi che difficilmente sono applicabili a ben più note e osannate produzioni americane. Poi, se si parla di Bong Joon-Hoo, già autore di quella gran cosa che era The Host, si passa direttamente a livelli elevatissimi. Ora prendiamo questo Snowpiercer, ultima fatica del suddetto regista, e chiediamoci: cosa ha da invidiare ad un qualunque action movie uscito negli ultimi dieci anni? Nulla perché, appunto, gli è addirittura superiore. Per chi scrive, infatti, Snowpiercer è a mani basse il miglior film d’azione post-2000 nonché uno dei migliori film dell’anno. Il concept, già geniale di suo, è sviluppato in una sceneggiatura sì al servizio di spettacolarità e action puro, ma che non dimentica di avere un cuore e soprattutto una storia da raccontare, in maniera egregia. C’è un cast di stelle al cospetto del talento visivo di Joon-Hoo, alcune anche con parti estremamente veloci e piccole, ma hanno tutte un senso di esistere nel contesto del “treno della vita”, ognuno costituisce un piccolo macchinario che manda avanti a velocità supersonica questo meraviglioso film.

Il ritmo è, appunto, serrato e le sequenze action girate messe in scena come dio comanda (giovani cineasti che provate a girare scene di botte con la shaky-cam, guardate e imparate) e la CGI è per fortuna quasi del tutto assente, e se c’è funge da semplice ausilio e non da “protagonista assoluta” della scena. Ciò che più sorprende è la grande profondità con cui personaggi apparentemente bidimensionali vengono trattati, si prenda d’esempio il protagonista Curtis (un altrettanto sorprendentemente bravo Chris Evans) che rappresenta per una volta una vera figura da eroe, pronto a tutto per la giustizia e per la salvezza della propria gente, dei suoi pari. La violenza è dosata, così come il sangue, ma c’è ed è di una bellezza estetica folgorante, anziché risultare dozzinale e completamente casuale come in molti altri film. 


Voto: 8.5
Consigliato: Assolutamente Sì

                                                                                                   Recensione realizzata da Mauro Pagano

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